Sono passati pochi giorni da quando l’Academy ha diffuso la prima shortlist ufficiale dei film che concorreranno agli Oscar 2025. Nella rosa dei candidati anche Vermiglio, diretto da Maura Delpero, regista e sceneggiatrice trentina che, con il suo secondo lungometraggio dopo Maternal del 2019, ha trionfato all’81ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia conquistando il Leone d’Argento e il Gran premio della Giuria.

Tra i numerosi riconoscimenti, una freschissima candidatura ai Golden Globes del 2025, anche in questo caso come miglior film straniero. Grandi premesse e promesse, dunque, per il secondo film di Delpero che si prepara a portare in alto il nome del cinema italiano. Le aspettative per il percorso internazionale del film sono infatti altissime e Vermiglio potrebbe rappresentare un nuovo standard per il cinema nostrano contemporaneo.

Vermiglio: l’intimo racconto di un’Italia da scoprire agli Oscar 2025

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Ambientato in Val di Sole a ridosso della seconda guerra mondiale, Vermiglio segue le sorti di una famiglia la cui quiete viene sconvolta dall’arrivo di un giovane soldato di origini siciliane. La trama è essenziale nella sua semplicità: lo spettatore ha la continua sensazione di spiare un’idilliaca quotidianità fatta di sguardi e di lunghi silenzi. La regia, delicata, si coniuga armoniosamente ad una fotografia quasi ieratica, per i paesaggi e per le battute scarne ma intense.

Difatti, il lungometraggio recitato in dialetto solandro evita dialoghi vivaci e soliloqui articolati per concentrarsi sul non detto, sui gesti, sulle microespressioni dei personaggi che traducono mondi interiori difficilmente esprimibili a parole. E il cast si rivela magistrale in questa impresa: dai volti più conosciuti come Tommaso Ragno ai giovani esordienti come Martina Scrinzi emerge una profondità ed una autenticità che riflette al meglio la realtà austera dei luoghi e dei personaggi.

Vermiglio in viaggio verso gli Oscar 2025: la concorrenza di Parthenope

La prima, grande prova per Vermiglio è stata il confronto con il favorito Parthenope di Paolo Sorrentino, tornato a calcare il panorama cinematografico internazionale con un allegorico inno al capoluogo campano. Confronto che non sorprendentemente, data la caratura del progetto di Delpero, ha retto splendidamente, pur contro ogni aspettativa. “Sono molto contento che l’Italia abbia scelto Vermiglio e lo dico con assoluta sincerità“, ha dichiarato il regista di Parthenope poco dopo la notizia del trionfo di Vermiglio, pronto a concorrere all’ambitissimo premio Oscar.

Se con Sorrentino l’attenzione è rivolta al mito, all’estetica, ai sottotesti e all’allegoria, nel film di Delpero dominano la quiete e la sobrietà della montagna. Le distese celesti del Golfo dunque, hanno trovato un fermo rivale nella solennità dei paesaggi del Trentino che imperano sullo schermo dettando un paradigma tutto nuovo per il cinema italiano. Forse sull’onda della penna stilistica di Alice Rohrwacher e di Pietro Marcello, risulta ben tangibile un’impronta di realismo poetico, che descrive con le immagini piuttosto che con le parole, con il silenzio piuttosto che con il rumore. È così che il cinema si fa autoriale, reinventandosi.

Vermiglio e i nuovi rivali: i film internazionali in lizza

Nulla, tuttavia, è ancora certo. Il secondo lungometraggio di Maura Delpero si prepara infatti ad affrontare una ulteriore scrematura dei film in gara, di cui si saprà con chiarezza il 17 gennaio. A concorrere per aggiudicarsi la statuetta ci sono diversi titoli, certamente accattivanti: dal musical francese Emilia Pérez con Selena Gomez fino al dramma sulla dittatura in Brasile I’m still here. Si tratta di grandi progetti acclamati dalla critica nelle rispettive patrie e che si preparano a contendersi il premio o, almeno, un posto nella cinquina che verrà annunciata nella metà di gennaio, in vista della attesissima notte degli Oscar del 2 marzo, a Los Angeles.

Eppure, al di là di ipotesi e pronostici, quella di Vermiglio è già una vittoria, con o senza statuetta. Il secondo lungometraggio di Delpero trionfa per l’originalità della scrittura, per la contemporaneità di una narrazione per immagini che si distingue per la profondità emotiva e per la raffinatezza delle sequenze, che bastano da sole a raccontare le contraddizioni di una parte d’Italia inedita intenta ad avviare un complesso processo di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. A trionfare è dunque la nuova ondata della cinematografia nostrana che abbandona ricercati tecnicismi stilistici per entrare nel quotidiano, senza rinunciare alla profondità di una storia intima e sempre attuale.

Ludovica Povia

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