Valeria Marini rivendica spesso la propria origine sarda, sebbene in realtà sia nata a Vignanello, un piccolo paese in provincia di Viterbo, nel Lazio. Di lì era il padre Mario Marini, un uomo al quale era molto legata e di cui piange la scomparsa ormai da ben 6 anni. Il rapporto tra Valeria e Mario non è mai stato intaccato dal tempo, dalla lontananza o dalle divergenze d’opinione. I due non si sono allontanati nemmeno quando lui e la madre hanno divorziato o quando Valeria ha deciso di entrare a far parte del mondo dello spettacolo contro la sua volontà.

La showgirl non parla quasi mai della sua famiglia o della sua infanzia, preferisce lasciarle relegate alla memoria, in quell’angolo di privacy che ancora esiste nella sua vita. Quando lo fa, però, le s’illuminano gli occhi ed escono fuori racconti intrisi di dolcezza serenità e vero amore. E’ stato così anche quando, ospite di Tiberio Timperi, Valeriona ha parlato del suo rapporto con il padre e della sua infanzia. Incalzata dal conduttore, ormai quasi due anni fa, Valeria parla del padre scomparso svela che era originario di Vignanello e che era un uomo ben voluto da tutti. La showgirl ha rivelato anche che lui avrebbe voluto per la figlia una carriera differente, spingeva affinché diventasse un’insegnante e non era molto convinto della possibilità di fare strada nel mondo dello spettacolo.

Valeria da bambina sceglieva in piena autonomia il vestito da indossare: “Mia mamma era una wonder mamma”, ha svelato, quindi insieme alla sorella Claudia ascoltavano molto i suoi consigli. Il papà invece “l’ho vissuto poco, a 7 anni si sono separati e allontanati ma lui diceva che si emozionava ogni volta che mi vedeva, che andare in giro con me perché diceva che era come andare in giro con un manifesto perchè si giravano tutti”.

Il padre di Valeria Marini era “una persona molto riservata”, per questo con lui, ha ammesso la showgirl nel corso dell’intervista, “dovevo adottare look sobri” e non le tante amate minogonne.

Valeria Marini e la truffa alla mamma Gianna Orrù

Valeria Marini ha dovuto testimoniare davanti al giudice monocratico di Roma, per un caso che ha riguardato la madre Gianna Orrù. La signora tra il 2018 e il 2019 ha perso più di 350mila euro, dopo aver fatto un investimento in bitcoin. Secondo quanto riportato da Il Giornale, il denaro sarebbe stato consegnato ad un noto produttore cinematografico, accusato di presunta truffa da parte della donna (per adesso la questione.è ancora in sospeso).

L’accusa sarebbe stata quella di aver convinto la donna a investire il proprio denaro con la promessa che le avrebbe non solo restituito il capitale, ma anche che ne avrebbe ricavato profitti elevati. La stessa showgirl, di fronte al giudice, avrebbe raccontato di quanto sua madre avrebbe sofferto dopo il presunto raggiro.

Valeria Marini ha raccontato quello che sarebbe successo: “Questa persona ha distrutto mia madre, che essendo una donna d’onore si vergognava di essere stata raggirata al punto di rifiutarsi persino di aprirmi la porta di casa”. Come riportato da Il Messaggero, lui avrebbe voluto girare con lei il cortometraggio L’ultimo applauso: “Sosteneva che avrei potuto interpretare una parte e che per il progetto avrebbe utilizzato i fondi Imaie. Si era presentato sostenendo che aveva girato il video del mio matrimonio, ma io non mi ricordavo di lui”.

Ha poi aggiunto: “Mia madre, dopo aver visionato il corto, lo aveva contattato perché sosteneva che non fosse venuto bene e aveva chiesto alcune modifiche in fase di montaggio. Dopodiché, si è sempre occupata lei della faccenda perché io ero impegnata in altre trasmissioni. Con lei, l’uomo ha sempre avuto un atteggiamento ossequioso e la contattava spesso per cercare di stringere un rapporto di lavoro, ma non si è mai presentato come intermediario finanziario“.

Valeria Marini avrebbe raccontato che non sapeva nulla dell‘investimento in bitcoin proposto dal produttore alla madre, fino a quando non avrebbe raggiunto i 200mila euro. “All’inizio non sapevo cosa avesse, ma la vedevo sempre giù di morale e infatti ho subito pensato che avesse qualche problema di salute. Poi mi ha raccontato, ma nutriva la speranza che il suo denaro le fosse restituito soprattutto per una questione d’onore”. A quel punto la figlia avrebbe deciso di dare una mano alla madre: “Le ho dato casa mia perché non poteva nemmeno pagare l’affitto“.

A gennaio scorso, però, il Gip ha archiviato il procedimento avviato dalle querele sporte dalle due donne. Come riportato dal Giudice per le Indagini Preliminari “non è certa la circostanza che la mancata distribuzione del cortometraggio sia dipesa dal dolo iniziale dell’indagato. Né che le somme di denaro corrisposte dalle querelanti non siano state effettivamente impiegate per la produzione dell’opera, sebbene in termini rivelatisi poi improduttivi”.