Nel 1905, nelle librerie italiane arrivò, a quasi vent’anni di distanza dalla sua pubblicazione in Gran Bretagna, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, celebre racconto gotico di Robert Louis Stevenson. In esso, si narra l’inquietante vicenda dell’avvocato londinese Gabriel John Utterson, che indaga sul suo vecchio amico, il dottor Jekyll, sinistramente legato all’oscuro signor Hyde.
Prima della sua uscita, l’autore si era già fatto conoscere grazie a diversi saggi e, soprattutto, al romanzo d’avventura L’isola del tesoro. Nonostante ciò, la sua situazione economica non era delle più rosee. Costretto al riposo da una grave indisposizione fisica, però, Stevenson sognò la trama del libro e, in soli tre giorni, mise nero su bianco le proprie idee. Com’era solito fare, sottopose il manoscritto alla moglie, che gli suggerì di calcare la mano sulla portata allegorica della storia. Piccato dal commento della consorte, l’uomo bruciò tutto e ricominciò daccapo. La versione finale andò in stampa tra il 1885 e il 1886, diventando in brevissimo tempo un successo strepitoso.
Robert Louis Stevenson: luci e ombre dell’essere umano

Proprio come Oscar Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray, anche Stevenson appare interessato a scandagliare le ambiguità dell’animo umano. Tema centrale del racconto, a metà tra il giallo, il noir e l’horror, è lo sdoppiamento, che porta ad una vera e propria rottura dell’integrità del protagonista, scisso tra luce ed ombra.
A spiegare il terribile dissidio interiore è lo stesso Jekyll: «Pensavo che se ognuno di questi avesse potuto essere confinato in un’entità separata, allora la vita stessa avrebbe potuto sgravarsi di tutto ciò che è insopportabile. L’ingiusto avrebbe potuto seguire la propria strada di nequizie, svincolato dalle aspirazioni e dalle pastoie del virtuoso gemello. Al giusto sarebbe stato dato altresì di procedere spedito e sicuro nel suo nobile intento, compiendo quelle buone azioni che lo avessero gratificato, senza essere più esposto alla gogna e al vituperio di un sordido compagno a lui estraneo.».
La parabola del dottore, uomo perbene che si abbandona alla sua parte selvaggia e primordiale, scelta che lo condurrà ad un’inesorabile discesa negli abissi della violenzamostra come, all’interno di ognuno di noi, coesistano due spinte opposte. Una di esse tende al Bene, l’altra al Male; quando una prende il sopravvento, l’altra inevitabilmente soccombe.
Dr. Jekyll e Mr. Hyde, due facce della stessa medaglia
Jekyll, inizialmente riesce ad isolare Hyde, permettendogli di sfogare i suoi istinti animaleschi, ma sotto il suo controllo. Andando avanti, però, i confini diventano meno netti e gli argini faticano a contenere la bestialità dell’altro sé. Il dottore è, almeno in apparenza, il perfetto cittadino vittoriano: probo, serio, rispettabile; l’esatto contrario del suo scatenato alter ego, diavolo in terra senza alcun freno. Una sfida tra due forze antitetiche, che logora Jekyll, finché non è più in grado di tollerare i continui e incontrollabili mutamenti tra le due personalità: «Questa breve condiscendenza al male che avevo in me finì per distruggere l’equilibrio della mia anima.».
Quando il medico decide di mettere un punto alle proprie sofferenze e di liberarsi del proprio lato demoniaco, finisce con il decretare la sua stessa fine. Il cadavere rinvenuto da Utterson, infatti, è quello di Hyde, che ha deciso in autonomia di togliersi la vita, trascinando con sé anche l’ultimo briciolo di umanità, rappresentato da un Jekyll annientato e schiacciato dal lato più nascosto di sé, ormai privo di ogni catena sociale e morale. La ragione è perduta per sempre; a vincere, in questo strano caso, è la parte irrazionale, crudele sì, ma, a suo modo, libera.
Federica Checchia
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