Il 12 gennaio 1628, quasi quattrocento anni fa, veniva al mondo Charles Perrault, l’autore parigino che, grazie alla raccolta Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, nota anche come Contes de ma mère l’Oye, diede di fatto inizio al genere letterario della fiaba.

Alcune delle storie erano trascrizioni di racconti tradizionali di Giambattista Basile, ma arricchite dalla creatività dello scrittore. La maggior parte di esse, tuttavia, provenivano da fonti orali, riformulate e private dei passaggi più osceni, per essere destinate al pubblico colto della corte di Francia. Le fiabe di Perrault erano caratterizzate da una morale, a volte esplicita, quasi sempre deducibile attraverso una serie di simboli disseminati nel testo.

Charles Perrault: Cappuccetto Rosso e la sessualità

Cappuccetto Rosso è tra le fiabe più note di Charles Perrault

Il fine ultimo di Perrault, in fondo, era educare i lettori. Per farlo, si serviva di una simbologia decisamente oscura; ne è un chiaro esempio Cappuccetto Rosso. Nonostante la vicenda della bambina adescata da un lupo e poi mangiata abbia il consueto lieto fine, la fiaba contiene chiare allusioni alla sessualità. La mantella rossa della protagonista, infatti, starebbe ad indicare il menarca, momento in cui, di fatto, ha inizio la maturità, anche sessuale.

Al tempo stesso, la figura femminile nel bosco è uno stereotipo spesso associato alla prostituzione, tanto più che nella Francia di quel secolo, la mantellina scarlatta era un segno distintivo di quel mestiere. Il lupo, ça va sans dire, indica il predatore, l’uomo pericoloso dal quale tenersi alla larga. Potrebbe, inoltre, essere un vago rimando all’antropofagia. Al tempo della stesura della fiaba, infatti, il continente europeo stava vivendo un periodo di grave carestia che, nei casi più estremi, aveva dato origine a casi di cannibalismo.

Il racconto, dunque, oltre ad essere una denuncia sociale nei confronti di alcune pratiche e problematiche di quei tempi, è soprattutto un monito per i bambini e adulti a non fidarsi mai degli sconosciuti, riconoscendone la natura e mantenendosi al sicuro.

Barbablù e la curiosità femminile

Anche la storia del temibile uxoricida Barbablù, in qualche modo, mette in guardia le donne da un certo tipo di figura maschile, capace di adescare una fanciulla con moine e grandi ricchezza, per poi rivelarsi un mostro. Al tempo stesso, però, la fiaba affronta il tema della curiosità femminile, considerata come un grave difetto. Le mogli del crudele Barbablù hanno infatti lasciato vincere il proprio istinto di scoperta, finendo per questo nei guai. La domanda fondamentale a cui Perrault non dà spiegazione è: che intenzione ha davvero Barbablù? Quando consegna il mazzo di chiavi alla moglie sta mettendo alla prova la sua fedeltà o le sta preparando una trappola? Avrebbe potuto essere uno sposo generoso e amabile se la moglie non avesse scoperto il suo segreto, o sarebbe rimasto comunque un assassino?

In ogni caso, l’autore sembra scaricare buona parte delle responsabilità sulla donna, tacciata di essere eccessivamente impicciona. Come nel caso di Pandora, Eva o anche Psiche, il voler ottenere delle risposte a tutti i costi può rivelarsi controproducente, almeno secondo il favolista. Un punto di vista fortemente misogino ma, ahi noi, in linea con il pensiero dell’epoca.

Federica Checchia

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