Charles Perrault, inventore della fiaba come genere letterario: per questo nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’infanzia, un omaggio ad uno fra i produttori delle fiabe più note al mondo.

Charles Perrault, colui che diede alla fiaba un posto nella letteratura

Nasce a Parigi il 12 gennaio 1628, da una facoltosa famiglia molto vicina alla Corte di Francia. Pierre Perrault, il padre, era avvocato al parlamento di Parigi. Il fratello Claude medico ed architetto. Charles aveva anche un fratello gemello, François, che però morì a soli sei mesi. Si laureò in Legge dedicandosi, in seguito, ai servizi statali. Successivamente fonda l’Accademia delle Scienze. La sua produzione letteraria riguardante l’ambito favolistico sopraggiunge all’età di 55 anni, nel 1680: è questo l’anno in cui, infatti, pubblica la sua raccolta di fiabe più famosa sotto l’appellativo di I Racconti di Mamma Oca. La pubblicazione di questa opera avviene utilizzando il nome del suo terzo figlio allora diciannovenne: si disse che Perrault utilizzò questa tecnica per salvare il ragazzo da una cattiva reputazione. Pare, infatti, che avesse ucciso il figlio dei vicini di casa. Il successo fu travolgente: un nuovo genere letterario, la fiaba, era nato grazie a lui.

Charles Perrault, raccontare i tempi passati inducendo riflessione nel lettore

La sua produzione letteraria è antecedente di circa 200 anni a quella degli altrettanto famosi fratelli Grimm; i suoi scritti convergono con la prima ed autentica raccolta di fiabe tratta dalla tradizione orale europea. Nel 1697 scrive “Storie e racconti dei tempi passati, con la morale” più note col titolo di “Racconti di Mamma Oca”, precedentemente usciti in forma manoscritta. L’auspicio di Perrault fu raccogliere e produrre una serie di narrazioni che inducessero il lettore a riflettere sui dilemmi e le morali presentate nelle fiabe seppur, questi, si manifestassero in modo fantastico, romanzato, e ludico. L’innovazione letteraria più significativa fu, per l’appunto, trasformare i tradizionali racconti magici in sofisticate produzioni letterarie scritte.

Charles Perrault - Photo Credits: web
Charles Perrault – Photo Credits: web

La cultura di massa è solita accostare la fiabe ad un genere di letteratura che meglio si adatta ai bambini; spesso, non è sempre così. Come è stato evidenziato anche nei temi della rubrica trattati in precedenza, da Peter Pan di J.M. Barrie allo stesso Andersen con Scarpette Rosse, anche Perrault non assimilava la dicotomia comune che accostava la fiaba ai bambini. La morale delle fiabe dello scrittore francese, assume posizioni adulte: nonostante le opere siano confezionate e puntellate da fate, gnomi e personalità fantastiche. Il desiderio impellente di offrire un insegnamento rende meno frivole le narrazioni di Charles Perrault.

Le morali delle fiabe di Charles Perrault

Le fiabe di Perrault sono una raccolta che proviene dalla tradizione classica come La Fontaine, Ovidio, Esopo ma anche dalla raccolta di Basile del ‘600. In seguito anche quelle dello scrittore francese saranno fonte di ispirazione per i fratelli Grimm. Molte delle note fiabe a noi conosciute, però, non possiedono l’originalità data da Charles Perrault. Cappuccetto Rosso ne è un esempio lampante: la versione di Perrault finisce drammaticamente poiché la bambina è mangiata dal lupo. Non esiste la figura salvifica del cacciatore e, la morale, è solo una: non fidarsi degli sconosciuti.

Da questa storia si impara che i bambini, e specialmente le giovanette carine, cortesi e di buona famiglia, fanno molto male a dare ascolto agli sconosciuti; e non è cosa strana se poi il Lupo ottiene la sua cena. Dico Lupo, perché non tutti i lupi sono della stessa sorta; ce n’è un tipo dall’apparenza encomiabile, che non è rumoroso, né odioso, né arrabbiato, ma mite, servizievole e gentile, che segue le giovani ragazze per strada e fino a casa loro. Guai! a chi non sa che questi lupi gentili sono, fra tali creature, le più pericolose!»

Simbologia e allegorie nascoste

Numerose sono le fiabe che in seguito furono rimaneggiate, una di queste, La Bella addormentata: essa divenne un miscuglio di fabule fra l’originale di Perrault e la versione dei fratelli Grimm. Le continue riscritture dei testi raccolti dalla tradizione avevano la finalità di rendere presentabili i racconti: ciò si riteneva auspicabile e consigliato poiché evitava cattivi esempi da presentare ai bambini della società borghese. Tuttavia, si procedeva con la creazione di ulteriori vittime sacrificali quali: la figura della matrigna cattiva.

Frontespizio de Il gatto con gli stivali per la raccolta I Racconti di Mamma Oca - Photo Credits: wikipedia
Frontespizio de Il gatto con gli stivali per la raccolta I Racconti di Mamma Oca – Photo Credits: wikipedia

Quest’ultima scaturiva dal fatto che le madri naturalmente ostili verso la propria prole, erano da censurare per la morale puritana. La colpa doveva essere imputata alle seconde mogli. La stessa Cappuccetto Rosso citata precedentemente, cela delle dietrologie: secondo alcune interpretazioni pare che la mantella vermiglia della bambina simboleggi il sangue del menarca: ovvero, l’ingresso nella pubertà. Il lupo-predatore rappresenterebbe il maschio. Perrault, nella sua stesura rende evidente che il lupo è appunto un uomo con l’obiettivo di infastidire le sue prede: ragazze giovani che vagano da soli nei boschi.

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