Dopo mesi di tensioni e negoziati, è stato annunciato un accordo per il cessate il fuoco tra Hamas e Israele, segnando un passo significativo nella complessa situazione a Gaza. La tregua, confermata da mediatori internazionali come Qatar, Egitto e Stati Uniti, entrerà in vigore domenica 19 gennaio, come dichiarato dal premier del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.
Quali sono i termini dell’accordo per il cessate il fuoco a Gaza tra Hamas e Israele
La prima fase dell’intesa, della durata di 42 giorni, prevede il rilascio di 33 ostaggi israeliani, tra cui donne, bambini, anziani e persone ferite o malate, da parte di Hamas. In cambio, Israele libererà circa 2.000 prigionieri palestinesi, tra cui 250 ergastolani. Il processo di rilascio sarà graduale, con priorità per giovani, donne e anziani.
Una seconda fase vedrà il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani rimasti, prevalentemente soldati, in cambio di ulteriori prigionieri e un cessate il fuoco permanente. Inoltre, Israele si ritirerà progressivamente dalla Striscia di Gaza, partendo dal valico di Rafah e dal Corridoio Philadelphi, per poi completare il ritiro nelle fasi successive.
Il ruolo dei mediatori
Il Qatar, insieme a Egitto e Stati Uniti, ha avuto un ruolo chiave nel garantire la riuscita dei negoziati. Il premier Al Thani ha espresso fiducia nel fatto che questo accordo rappresenti solo l’inizio di un percorso verso una pace duratura.
Le reazioni internazionali
Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha lodato l’accordo, evidenziando che include il ritiro completo delle forze israeliane dalle aree popolate di Gaza e la ripresa dell’assistenza umanitaria. Biden ha anche sottolineato che la struttura dell’intesa rispecchia un piano proposto dalla sua amministrazione lo scorso maggio.
Donald Trump, attraverso i suoi canali social, ha rivendicato il merito della svolta, attribuendola all’impatto della sua vittoria elettorale.
La terza fase dell’accordo si concentrerà sulla ricostruzione della Striscia di Gaza, con un piano di tre-cinque anni sotto supervisione internazionale. Nonostante i progressi, restano tensioni politiche interne in Israele, con alcuni ministri contrari all’accordo.
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