Mentre a Chicago e in altre città americane le agenzie federali vanno a caccia di migranti anche in luoghi sensibili come chiese, scuole e posti di lavoro, si accende (e spegne) lo scontro fortissimo tra Usa e Colombia. Il rifiuto di Bogotà di far atterrare due aerei degli Stati Uniti con migranti porta alla sospensione dei visti e le minacce da entrambi le parti di dazi pesantissimi. Il presidente Trump ha annunciato che imporrà dazi del 25% sulle importazioni dalla Colombia e che questi raddoppieranno al 50% entro una settimana, come rappresaglia per il rifiuto delle autorità colombiane di accettare il rimpatrio forzato su velivoli del Pentagono di loro cittadini che si trovavano illegalmente negli Usa. Il Presidente della Colombia Gustavo Petro ha respinto gli aerei militari a stelle e strisce, chiedendo rispetto e trattamento umano dei migranti .

Trump non si è fermato ai dazi, ha annunciato sanzioni diplomatiche se la Colombia non si piegherà. Ha vietato l’ingresso negli Stati Uniti di funzionari governativi e bloccato i visti a personale legato alle istituzioni del Paese. La sezione per i visti all’ambasciata Usa a Bogotà è stata chiusa. “Queste misure sono solo l’inizio – ha scritto su Truth Social – Non permetteremo al governo colombiano di violare i suoi obblighi nell’accettare il ritorno dei Criminali (maiuscola nel testo, ndr) che hanno spedito negli Stati Uniti!”. Nel messaggio ha così fatto riferimento alla sua tesi complottista, e priva di alcuna prova, che nazioni sudamericane, anche alleati quali la Colombia, abbiano svuotato le loro carceri per inviare detenuti violenti a invadere gli Usa. Le sanzioni dovrebbero far leva sull’International Emergency Economic Power Act, che garantisce ampi poteri alla Casa Bianca per colpire altri paesi dichiarando un’emergenza economica.

Dopo qualche ora arriva l’accordo per il rimpatrio dei cittadini colombiani.

Il governo colombiano ha dichiarato di aver superato “l’impasse” che ha provocato una crisi diplomatica con gli Stati Uniti, causata dalla decisione del presidente Gustavo Petro di non permettere l’ingresso di due aerei che trasportavano cittadini deportati dagli USA che non stavano ricevendo un trattamento “dignitoso”.
“Abbiamo superato l’impasse con il governo statunitense”, ha dichiarato il ministro degli Esteri colombiano Luis Gilberto Murillo, leggendo una dichiarazione ufficiale in cui ha assicurato che la Colombia “continuerà a ricevere” coloro che “tornano come deportati, garantendo loro condizioni dignitose come cittadini con diritti”.