Postare contenuti per attirare l’attenzione di qualcuno? Si parla di Instagrandstanding ed è un fenomeno sociale molto diffuso. Questo neologismo nasce dall’esigenza di descrivere un comportamento che molte persone mettono in atto nel proprio spazio virtuale: postare una canzone, una foto, un paesaggio, un libro per attrarre l’attenzione della persona desiderata.

 Instagrandstanding, attrarre e impressionare attraverso i social

L’ instagrandstanding è un neologismo coniato per descrivere un particolare comportamento messo in atto nell’universo virtuale e social dove spesso, l’utente, è anche ignaro di eseguirlo. Un tempo i social erano utilizzati per intrattenersi, un passatempo moderno dove la gente staccava intrufolandosi per un breve periodo in un mondo virtuale. Oggi, invece, la connotazione riservata ai social è decisamente cambiata; si tratta di vere e proprie vetrine in cui il soggetto sembra quasi esserne il prodotto e va barcamenandosi per mostrare – sempre e comunque – la versione migliore di sé.

Negli ultimi anni si è parlato anche di narcisismo digitale, così come di sharenting; insomma, l’oversharing è ormai all’ordine del giorno così come la necessità di postare e aggiornare, quasi compulsivamente, il proprio spazio digitale. L’instagrandstanding si lega a questo bisogno impellente di fare, dimostrare e far vedere: ma, in questo contesto, non si parla di una semplice condivisione dettata dall’impulso scalpitante del postare ma si riferisce alla pubblicazione di contenuti messa in azione per attirare l’attenzione di un soggetto specifico.

L’immagine ideale e la micro-realtà costruita attraverso i social

Christopher Lasch nell’opera The culture of narcissism (1978) conia per la prima volta l’espressione ”Narcisismo culturale”. Il sociologo sottolinea una condizione che, oggi, sembra trovare pienamente riscontro con la realtà moderna; secondo Lasch è la società stessa a indurre le persone a preoccuparsi eccessivamente e in modo ansioso dell’impressione che si può dare all’altro di sé stessi. I social, in questo senso, hanno automaticamente acuito questa tendenza diventando terreno fertile per la costruzione di una micro-realtà, dove l’utente propaga attraverso la piattaforma la migliore versione di sé stesso in una dimensione controllata in modo scrupoloso. Il fine ultimo di questo eccessivo controllo messo in atto nell’area virtuale sono le attenzioni digitalizzate, ovvero stimoli positivi come ”like”, commenti o notifiche sullo smartphone che vanno ad appagare l’utente dello sforzo precedentemente compiuto.

Se la tendenza all’oversharing e il Narcisismo digitale comportano vari rischi – fra cui patologie dovute all’iperconnessione – l’Instagrandstanding diventa, in questo senso, l’altra faccia della medaglia. Un comportamento strategico che cela messaggi subliminali e nasconde una pianificazione precisa: lo studio dettagliato del contenuto da postare per attirare l’attenzione di un soggetto specifico.

Tale comportamento si manifesta in varie situazioni e su più fronti; un esempio di  Instagrandstanding potrebbe essere la pubblicazione di un libro scritto da un certo autore che la persona che si vuole colpire in positivo adora, o magari postare una canzone del cantante preferito di quella persona che si vuole attrarre o condividere la foto del suo posto del cuore. Sono tante le strategie effettuate, spesso in modo involontario, ma ciò che teme di più chi mette in atto l’ Instagrandstanding è la privazione dello stimolo positivo: ovvero quel ”like” o quella risposta che potrebbe non arrivare dall’oggetto del desiderio e che quindi andrebbe a vanificare tutto il meticoloso lavoro di pianificazione.

 Instagrandstanding, limiti e rischi di una società-spettacolo

Il web è la dimensione innaturale dove fiorisce l’apparire a discapito dell’essere. Ma quanto è giusto infiocchettare la propria esistenza se non corrisponde poi a una visione realistica delle cose? I rischi di una società-spettacolo sono dietro l’angolo: lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli in L’educazione (im)possibile (2014) scrive:

”[…] Come se lo scopo dell’uomo non fosse di essere e vivere in una società giusta, bensì quello di apparire; ed è proprio su questa esigenza che si fonda il grande dogma della contemporaneità: si ha successo se si appare”.

Vittorino Andreoli, L’educazione (im)possibile, 2014

Nel caso dell’ Instagrandstanding il successo è aver attirato, in modo concreto, l’attenzione del soggetto desiderato dopo aver minuziosamente studiato cosa pianificare, quando farlo, ed essersi crogiolati nell’attesa di una possibile risposta che potesse ripagare il dispendio di energie attuato. I rischi nel continuare a praticare  l‘Instagrandstanding sono, però, diversi. Per prima cosa la frustrazione dell’utente che usa tale strategia: se la persona che si cerca di attrarre non risponde virtualmente agli sforzi compiuti – perché magari neanche capisce che quel contenuto lo riguardava – si rischia di crollare in un circolo vizioso alimentato da insoddisfazione e inappagamento.

Un altro punto interessante da non sottovalutare è il rischio della distorsione della propria immagine online: in questo caso si rischia di creare un avatar di sé stessi, una versione totalmente irrealistica che non corrisponde all’Io reale dell’utente ma a un personaggio che si muove nel virtuale e lì rimane. Una conseguenza che si traduce nella mancanza di autenticità e che diventa un limite condizionante per l’utente che pratica l’ Instagrandstanding; i contenuti pubblicati saranno sempre ”filtrati” e atti ad accalappiare l’attenzione dell’altro senza riflettere preferenze o attitudini dell’utente stesso, proprietario dell’account. Insomma, una sorta di Bovarismo 2.0; seppur questa pratica arrechi soddisfazione inizialmente, è sempre bene considerarne i limiti ricordando che il mondo virtuale non potrà mai competere con la genuinità e la naturalezza della realtà.

Foto in copertina da it.freepik.com

Stella Grillo

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