Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, lo dedichiamo a una donna eccezionale che ha dato un enorme contributo al risorgimento italiano, impegnandosi tutta la vita per l’indipendenza italiana. Il suo nome è Cristina Trivulzio

Cristina Trivulzio, la principessa rivoluzionaria

LetteralMente Donna è dedicata Cristina Trivulzio, fonte divinamilano.it
Cristina Trivulzio, fonte divinamilano.it

Ero una bambina melanconica, seria, introversa, tranquilla, talmente timida che mi accadeva spesso di scoppiare in singhiozzi nel salotto di mia madre perché credevo di accorgermi che mi stavano guardando o che volevano farmi parlare”. Così Cristina Trivulzio si descrive, come riportato dal libro “La principessa Cristina di Belgioioso” di A.Malvezzi, ricordando alla sua infanzia ad Ernesta Bisi, la sua maestra di disegno. Come si usava nel diciannovesimo secolo, le figlie della nobiltà imparavano infatti disegno, pittura e pianoforte ma la Trivulzio non fu mai uguale alle donne del suo tempo e dimostrò subito la sua tempra in un infanzia non facile. Infatti il padre morì quando lei aveva solo quattro anni e la madre si risposò con Alessandro Visconti d’Aragona.

Questi fu arrestato dagli austriaci per aver partecipato ai moti carbonari del 1821 e, nonostante la moglie facesse sparire tutti i documenti che lo compromettevano, rimase in carcere per 3 anni ma una volta liberato non si riprese mai più. La battaglia contro gli austriaci segnerà più avanti anche la vita di Cristina Trivulzio che rifiutò il matrimonio combinato con un cugino e si sposò a 16 anni Emilio Barbiano di Belgioioso.

L’abbandono del matrimonio

Un libertino che si fece avanti più che per amore verso la Trivulzio perchè la giovane aveva una cospicua dote di circa 400mila lire austriache. Il suo però non fu un matrimonio felice a causa dei tradimenti del marito, che le trasmise la sifilide e non fece nulla per evitare il suo libertinaggio. Cosi nel 1828 Cristina Trivulzio fece un altra scelta coraggiosa lasciando il marito. Scrisse, come riportato da Storica, a Ernesta Bisi che “credetti dovere al mio decoro e al mio titolo di moglie di non acconsentire formalmente alla continuazione delle sue relazioni con la Ruga”. In seguito a causa della sua cagionevole salute e dei pettegolezzi dovuti alla sua scelta abbandonò la sua Lombardia per viaggiare in giro per l’Italia.

La battaglia contro l’Austria

Durante il suo viaggio, già posta sotto l’attenzione della polizia austriaca, incontrò diversi esponenti della carboneria romana ed Ortensia di Beauharnais, la madre del futuro Napoleone III che sperò si unisse senza successo alla causa italiana. La Trivulzio finanziò poi una rivolta contro gli austriaci ed ebbe rapporti con Giuseppe Mazzini. In seguito continuò a viaggiare prima di stabilirsi a Parigi. Cristina Trivulzio era ormai impegnata a pieno nella causa risorgimentale tanto che gli austriaci le sequestrarono tutti suoi beni a meno che non fosse tornata subito in Lombardia. La Trivulzio non cedette al ricatto ma rimase a Parigi dove lavorò per mantenersi come insegnante di disegno e giornalista scrivendo di questioni politiche italiane. In seguito, con l’aiuto delle madre e per intercessione dell’ambasciatore austriaco poté condurre un’esistenza più che dignitosa. Furono gli anni del suo famoso salotto di Parigi dove accolse a aiutò molti esuli patrioti italiani.

I moti di Milano e Roma

Poi nel 1840, con la salita del trono dell’imperatore Ferdinando d’Austria, riebbe i suoi beni e ritornò a vivere in Lombardia ma non smise mai di occuparsi di politica e di questioni risorgimentali incontrando persino Cavour e Carlo Alberto di Savoia. Anzi quando, mentre era a Napoli, venne a sapere dello scoppio dei moti di Milano formò un battaglione di 150 volontari patrioti napoletani e raggiunse il capoluogo lombardo per combattere a fianco degli insorti. Nonostante l’esperienza fallimentare di Milano che finì nuovamente sotto il controllo austriaco, la Trivulzio non si arrese e si recò a Roma prendendo parte attiva alla repubblica romana.

Qui fu assegnata all’organizzazione e alla cura degli ospedali che portò avanti grazie all’idea di costituire un corpo d’infermiere che provenivano da ogni classe sociale. Nonostante il suo grande contributo al risorgimento italiano la principessa Trivulzio morì il 5 luglio 1871 senza che nessuna delle autorità italiane dell’epoca venisse a rendergli omaggio.

Stefano Delle Cave

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