«Avrò avuto diciott’anni quando ho letto Spoon River. Mi era piaciuto, forse perché in quei personaggi trovavo qualcosa di me. Nel disco si parla di vizi e virtù: è chiaro che la virtù mi interessa di meno, perché non va migliorata. Invece il vizio lo si può migliorare: solo così un discorso può essere produttivo.». Così Fabrizio De André raccontava a Fernanda Pivano Non al denaro non all’amore né al cielo, concept album liberamente ispirato all’Antologia di Spoon River del poeta statunitense Edgar Lee Masters.
Il cantautore genovese -che oggi avrebbe spento ottantacinque candeline, affronta diversi argomenti all’interno del disco, ascribili a due grandi temi: l’invidia e la scienza. Al primo è dedicato il lato A dell’opera, al secondo il lato B. Se l’invidia conduce ad azioni negative o alienanti (come nel caso de Un giudice), la scienza scatena nell’uomo ambizioni potenzialmente nocive (Un medico). Ad addolcire l’asperità della vita, la forza salvifica dell’amore.
Fabrizio De André:le tracce di Non al denaro non all’amore né al cielo

Per ogni traccia dell’album, De André si ispira a una delle liriche di Masters; a differenza dei brani, però, le poesie originali hanno tutte per titolo il nome proprio del personaggio di cui raccontano la storia, ad eccezione del prologo The Hill (La collina), e de Il suonatore Jones. La volontà di Faber è dare all’ascoltatore la sensazione di passeggiare per il cimitero di Spoon River, e imbattersi nelle voci dei personaggi, che narrano la loro storia.
La canzone d’apertura, La collina, ha una funzione introduttiva delle restanti otto. Ogni traccia riporta come titolo il mestiere o la caratteristica principale del personaggio, che farà un bilancio del proprio percorso di vita; l’unico di cui conosciamo il nome, è Il suonatore Jones.
La collina, Un matto, Un giudice
La collina
«Lui che offrì la faccia al vento
La gola al vino e mai un pensiero
Non al denaro, non all’amore né al cielo»
L’incipit del disco introduce gli abitanti del cimitero di Spoon River, che riposano per l’eternità sulla collina. Uomini e donne morti sul lavoro, o violentemente uccisi, stroncati da mali senza perdono o dall’amore. Vengono accennati personaggi che, in seguito, verranno trattati in maniera più approfondita.
Un matto (Dietro ogni scemo c’è un villaggio)
«Tu prova ad avere un mondo nel cuore
E non riesci ad esprimerlo con le parole»
Il pezzo s’ispira all’epitaffio di Frank Drummer, ritenuto pazzo e internato in manicomio a causa delle sue difficoltà nel linguaggio. Il matto, in questo caso, è un poeta, che possiede naturalmente quella sensibilità d’animo alla quale chi, invece, lo prende di mira e lo etichetta come “diverso” non potrà mai aspirare.
Un giudice
«La maldicenza insiste
Batte la lingua sul tamburo
Fino a dire che un nano
È una carogna di sicuro»
Il protagonista, Selah Lively, è da sempre deriso per la sua bassa statura. Covando sin dalla tenerà età un forte risentimento verso i suoi aguzzini, si laurea in giurisprudenza e diventa giudice, con lo scopo di vendicarsi di chi gli aveva reso la vita impossibile. Il giudizio altrui può ferire, e portare anche la persona più buona a passare da vittima a spietato carnefice.
Fabrizio De André: Un blasfemo, Un malato di cuore, Un medico
Un blasfemo (Dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato)
«Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte
Mi cercarono l’anima a forza di botte»
Il testo proviene dal racconto di Wendell P. Bloyd, un blasfemo perseguitato e imprigionato dal potere costituito per aver osato sfidare l’ipocrisia della religione e della società. La melodia è tratta dalla canzone Rambleaway della cantante folk inglese Shirley Collins, già omaggiata De André con Geordie.
Un malato di cuore
«Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
Al ritmo balordo del tuo cuore malato»
Un malato di cuore racconta la fine dolceamara di Francis Turner, che muore quando il suo cuore non regge l’emozione che prova baciando la donna che ama. appena viene a contatto con le labbra di una donna. Questo brano chiude la prima parte del disco, e il ciclo dell’invidia, che Francis riesce a sconfiggere, ottenendo un unico momento di estrema felicità appena prima di spegnersi.
Un medico
«E quando dottore lo fui finalmente
Non volli tradire il bambino per l’uomo»
A raccontarci le sue sventure è il dottor Siegfried Iseman. Spinto da una genuina curiosità per la professione medica, dapprima si propone di curare gratuitamente la povera gente, scelta che lo sprofonda nella miseria. Si vede perciò costretro a imbrogliare i pazienti, vendendo finti elisir miracolosi, finendo infine in prigione, con l’etichetta di truffatore.
Un chimico, Un ottico, Il suonatore Jones
Un chimico
«Ma gli uomini mai mi riuscì di capire
Perché si combinassero attraverso l’amore
Affidando ad un gioco la gioia e il dolore»
Trainor, il farmacista di Spoon River, non riesce a capire l’amore, né l’unione tra uomini e donne; le sue conoscenze si limitano alle unioni tra elementi chimici, motivo per cui non ha mai ceduto al sentimento, preferendo non sposarsi. Muore per colpa di un esperimento sbagliato, «proprio come gli idioti che muoion d’amore», che lui non ha mai compreso.
Un ottico
«Seguite con me questi occhi sognare
Fuggire dall’orbita e non voler ritornare»
La canzone è tratta dalla vicenda di Dippold, un ottico stanco di permettere ai suoi clienti di vedere solo la realtà. Il suo desiderio è creare occhiali speciali che consentano di guardare oltre. Questa è l’unica lirica che non fa alcun cenno alla morte del protagonista, il quale, oltretutto, sia nella poesia che nella canzone, parla al presente, come fosse ancora vivo, anziché al passato come tutti gli altri.
Il suonatore Jones
«Sentivo la mia terra
Vibrare di suoni, era il mio cuore»
Per il suonatore, la libertà la musica è in grado di offrirgli vale più dello status sociale o delle ricchezze che avrebbe potuto accumulare con altri mestieri. Muore giovane e nella più totale povertà, ma felice e privo di rimpianti. Tenendo conto della collocazione a chiusura dell’album, è probabile che lo stesso Fabrizio De André abbia voluto identificarsi in lui. In fondo, anche lui condivideva il destino di Jones:
«E poi se la gente sa
E la gente lo sa che sai suonare
Suonare ti tocca
Per tutta la vita»
Federica Checchia
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