Un nuovo caso di presunta corruzione sarebbe sul punto di travolgere il Parlamento Europeo, e questa volta riguarderebbe l’azienda cinese di telefonia Huawei. Le indagini sono tuttora in corso e le informazioni scarne ma, stando alle voci, giovedì le autorità belghe avrebbero perquisito decine di edifici e interrogato diverse persone. Per le sue modalità, la vicenda ricorderebbe Qatargate, risalente al 2022.
A partire dal 2021, sembra, alcuni lobbisti di Huawei avrebbero tentato di corrompere parlamentari o funzionari europei attraverso regali costosi, viaggi offerti in Cina e ingenti somme di denaro, affinché questi presentassero o sostenessero misure a loro favorevoli. Huawei si è detta pronta a collaborare per approfondire la situazione e ha dichiarato, in una nota ufficiale, che la società «ha una politica di tolleranza zero verso la corruzione o altri atti illeciti, e siamo determinati a rispettare tutte le leggi e i regolamenti, in ogni occasione».
Nuovo caso di corruzione al Parlamento Europeo: in corso le indagini

Gli europarlamentari o ex europarlamentari coinvolti sarebbero più o meno quindici. La polizia belga ha perquisito ventuno edifici nelle regioni di Bruxelles, nelle Fiandre, in Vallonia e anche in Portogallo. Alcune persone sono finite in manette con le accuse preliminari di corruzione, falso e riciclaggio di denaro. Anche la sede di Huawei ha subito dei controlli, e gli agenti avrebbero portato via diverse scatole di documenti.
Due uffici del Parlamento Europeo, assegnati a vari assistenti di europarlamentari, sono inoltre finiti sotto sequestro. Si tratta di quello di Adam Mouchtar, assistente del bulgaro Nikola Minchev, e di quello di Fulvio Martusciello e Marco Falcone, di Forza Italia. Tra i principali sospettati figurerebbe anche Valerio Ottati, un lobbista italo-belga che dal 2019 lavora come direttore per gli Affari pubblici europei di Huawei. Prima della sua assunzione da parte del colosso cinese, l’uomo è stato l’assistente dei due europarlamentari Crescenzio Rivellini, di Forza Italia, e Nicola Caputo, del Partito Democratico (poi Italia Viva), entrambi membri della delegazione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese.
Federica Checchia
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