Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, raccontiamo una donna che ha dato un enorme contributo alla scultura. Il suo nome è Camille Claudel e questa è la sua storia.
Camille Claudel, un talento precoce ostacolato dalla madre

La storia di Camille Claudel era finita nell’oblio dopo che questa grande scultrice fu dimenticata da tutti mentre le sue povere spoglie venivano tumulate in una fossa comune senza il dovuto tributo. Riconoscimento che si ebbe grazie all’opera di uno studioso che la riscoprì per caso mentre effettuava alcuni studi sul fratello di Camille, il poeta e diplomatico Paul Claudel. Per capire la storia di questa dimenticata e passionale scultrice partiamo dalla sua finanzia. Camille Claudel nacque e visse la sua infanzia nelle brughiere del nord della Francia.
Si diceva che a soli 6 anni fosse in grado di scolpire figure d’argilla molto complesse rispetto alla sua giovane età. Il padre era un esattore delle tasse che assecondò il talento artistico dei figli. Camille con Paul ebbe durante l’infanzia un rapporto speciale mentre il padre decise di trasferire la famiglia a Parigi in modo tale che i figli potessero avere la migliore istruzione.
Una figura determinante e allo stesso tempo tragica per la carriera artistica di Camille Claudel fu la madre. Questa infatti troppo legata ad uno stile di vita conservatore e agli stereotipi borghesi non fu mai d’accordo nell’avere una figlia scultrice e non ne approvò mai il talento. Dal canto suo, Camille , frequento a Parigi l’Accademia Colarossi dove prese lezioni da Monsieur Alfred Boucher che rimase conquistato dal suo talento. Il lavoro da scultrice per Camille non fu facile. Nell’800′ le donne non avevano accesso al nudo, non venivano premiate nei Salon o accettate negli atelier e non potevano portare abiti comodi, come i pantaloni, per lavorare. La giovane Camille però continuò con caparbietà a lavorare finchè non entrò nell’atelier di Auguste Rodin.
Una drammatica storia d’amore e le sculture di Claudel
Camille Claudel concepì durnate gli anni con Rodin le sue migliori sculture. Basti pensare a “Il valzer” che raffigura una coppia di danzatori persi in un abbraccio vorticoso o “L’età matura”, la scultura più famosa di Claudel, in cui è raffigurata una coppia di amanti che sono uniti da una sottile stretta di mano mentre l’uomo viene portato via da un’altra figura. Queste opere sono un esempio di come l’arte di Camille Claudel ci regali sculture emotive e sensuali la cui storia si intreccia con quella dell’autrice. Guardando queste sculture, infatti, è facile pensare alla tormentata storia d’amore tra Camille e Rodin di cui fu musa, assistente e amante.
Rodin aveva ventiquattro anni più di lei e le ricordava il padre a cui Camille era molto legata e al tempo stesso le fornì una solta di rivalsa sulla madre perchè apprezzava incondizionatamente il suo talento e le aveva fatto conseguire l’indipendenza economica con il suo lavoro da assistente. Dal canto suo Rodin non aveva solo un sentimento affettivo ma sfruttò a pieno il talento della sua assistente per completare alcune sue sculture che richiedevano lavori complessi. La loro storia d’amore durò quindici anni prima infrangersi nella scelta di Rodin di restare con la moglie Rose Boret. Per la fragile Claudel significò la chiusura in se stessa lontano da tutti e la nascita di un’ossessione contro lo stesso Rodin reo, a suo dire, di aver prosciugato il suo talento.
L’internamento in manicomio
Le cose peggiorarono per Camille Claudel alla morte del padre. Non avendo più ostacoli, e con il contributo di Paul, la madre di Camille la fece internare prima in una casa di cura e poi in un manicomio spinta dalla paura che la storia d’amore della figlia con uomo sposato potesse macchiare la reputazione della famiglia. La Claudel rimase rinchiusa fino al 1943 quando morì di stenti in manicomio, dimenticata da tutti, nonostante diverse lettere inviate a medici e familiari per essere riportata a casa. Nessuno della sua famiglia infatti partecipò al suo funerale.
Stefano Delle Cave
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