Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una giornalista e sindacalista che ha dato un enorme contributo per la lotta per i diritti delle donne. Il suo nome è Maria Giudice e questa è la sua storia

Maria Giudice, il giornalismo e la politica

LetteralMente Donna è dedicato a Maria Giudice, fonte neripozza.it
Maria Giudice, fonte neripozza.it

“No, signori miei, non vi scalmanate tanto, non gridate allo sfacelo. La donna è nel suo diritto quando prende parte alla lotta della scheda. Sento le donne proletarie che mi dicono: ‘Noi siamo povere, noi abbiamo altro a pensare, eppoi che cosa importa a noi?’. Oh, molto vi deve importare ed anzi a voi più che alle altre. Perché se quando siete ammalate e dovete andare all’Ospedale questo è male amministrato, siete voi che soffrite; perché se non si concede la refezione scolastica, sono i vostri bimbi che ne sono privi…”. È quanto scrive, come riportato da La Striscia Rossa, Maria Giudice agli inizi del 900′ in uno dei suoi primi articoli pubblicati riguardanti il diritto di voto alle donne. Maria Giudice, da socialista convinta, scrive proprio a quelle proletarie che ritiene doppiamente sottomesse all’uomo come lavoratrici e come donne.

I primi anni del 900′ furono anni difficili per il giornalismo italiano e la libertà di stampa. Pochi, sua anni prima, nel 1898, in un processo erano stati condannati con alcuni anni di carcere il direttore dell’Italia del Popolo Gustavo Chiesi, il direttore del Secolo Carlo Romussi e il direttore dell’Osservatore cattolico don Albertario. Poi la situazione era peggiorata con la recessione economica e quel drammatico massacro perpetrato dal generale Bava Beccaris che decise di mettere a tacere i manifestanti di Milano con le fucilate mentre i giornalisti che parlavano di quel terribile evento venivano arrestati. Tuttavia Maria Giudice non ebbe paura continuò a scrivere senza peli sulla lingua fino al 1904 lavorando anche come segretaria della Camera del Lavoro di Voghera. In quell’anno infatti la Giudice, a causa di un articolo sugli eccidi di Torre Annunziata, fu arrestata e condannata ma evità il carcere rifugiandosi in Svizzera perchè incinta.

Tra arresti e battaglie

In Svizzere la Giudice conobbe l’esula ucraina socialista Angelica Balabanoff con cui pubblica il quindicinnale Su Compagne!. Pur dedicandosi alla questione femminile la Giudice non aderì al femminismo borghese da lei considerato solo una mera enunciazione di principi ma affrontò il tema dell’emancipazione femminile secondo un’ottica socialista. Per la Giudice la donna può liberarsi dal suo doppio sfruttamento, in quanto donna e lavoratrice, solo trovando la forza in se stessa attraverso il suo sviluppo morale ed intellettuale necessario per la realizzazione concreta della parità dei sessi.

Nel 1905 la Giudice rientrò in Italia, dopo aver conosciuto Lenin e Mussolini, scontando alcuni mesi di carcere per poi riprendere a scrivere su L’Avanti ed infine sul Il Grido del popolo a Torino dove tra i redattori erano presenti Edmondo De Amicis e un giovane Antonio Gramsci. In quell’anno venne però nuovamente arrestata e condannata insieme ad Umberto Terracini per aver preso parte ad una manifestazione non autorizzata contro la guerra e aver dichiarato che essa era dovuta al volere dei signori. Un altro arresto avvenne nel 1917 dopo una manifestazione per la mancanza di pane a Torino che divenne una sommossa in cui morirono 50 manifestanti e 10 agenti della forza pubblica ma stavolta la Giudice venne amnistiata. In quello stesso anno al fronte veniva ucciso il suo compagno Carlo Civardi dal quale aveva avuto 7 figli.

L’esperienza siciliana,il fascismo e la Resistenza

Nel 1919 il partito Socialista inviò Maria Giudice in Sicilia. In quello stesso anno fu lei a presiedere, come unica donna presente, il congresso regionale del partito e scrisse poi un articolo sul giornale palermitano La Dittatura Proletaria in cui accusò le donne siciliane di essere troppo passive. L’anno seguente la Giudice diventa direttrice del giornale dei sindacati siciliani L’Unione partecipando a diverse manifestazioni. Nel 1921 però i fascisti danno fuoco alla sede della redeazione e a quella della Fondazine dei metallurgici ma riesce a salvarsi con il nuovo compagno Peppino Sapienza. La Giudice venne attenzionata dal regime fascista e messa sotto vigilanza. Nel 1943 si trasferì infine a Roma, per aiutare la figlia, la famosa Goliarda Sapienza che nel frattempo era entrata all’Accademia d’arte drammatica, dove lavorò al giornale partigiano i Vespri partecipando attivamente alla Resistenza.

Stefano Delle Cave

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