Dopo mesi di polemiche, il direttore in carica dello Shin Bet, i servizi segreti interni israeliani, Ronen Bar, ha annunciato che si dimetterà il 15 giugno. Le motivazioni della sua scelta sono da ricondurre all’incapacità da parte dell’agenzia di prevenire l’attacco sferrato da Hamas il 7 ottobre 2023. Il passo indietro di Bar mettono il punto definitivo a una lunghissima serie di scontri con il primo ministro Benjamin Netanyahu. A marzo, il premier lo aveva formalmente licenziato, ma la Corte Suprema aveva sospeso il procedimento per poter prima esaminare i ricorsi presentati; nonostante la rinuncia all’incarico, l’iter giudiziario proseguirà comunque.

L’uomo era il numero uno dei servizi segreti dal 2021, dopo la nomina di Yair Lapid, a capo del precedente governo, e il mandato avrebbe dovuto esaurirsi nel 2026. Netanyahu, che ha sempre avuto un pessimo rapporto con lui, ha affermato di recente di non poter portare avanti la collaborazione «nel mezzo di una guerra in cui è in gioco la nostra sopravvivenza e in cui serve la fiducia più totale». I suoi fedelissimi sono d’accordo con il licenziamento, metre l’opinione pubblica non vede di buon occhio quello che, a tutti gli effetti, appare come una mossa da regime totalitario.

I rapporti tesissimi tra Ronen Bar e Netanyahu

Nell’ultimo biennio lo Shin Bet ha portato avanti delle inchieste che riguardano Netanyahu e il suo entourage: l’ufficio del primo ministro è stato accusato di aver occultato o manomesso dei rapporti che indicavano come l’esercito avesse avvisato l’esecutivo dell’imminente agguato di Hamas del 7 ottobre.

Qualche giorno fa, inoltre, Bar aveva depositato in tribunale un documento che riassume le pressioni subite in questo periodo dal premier. Netanyahu avrebbe provato più volte a convincere il direttore ad andare oltre il suo ruolo, proponendogli azioni al limite della legalità, come spiare gli oppositori o tutelarlo da processi e cause. Come prevedibile, il primo ministro ha rigettato tutte le accuse, definendole false.

Federica Checchia

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