Uno studio minuzioso e approfondito quello di Mario Contino che nel nuovo libro, Fate e Folletti:Trattato sugli spiriti della Natura edito Tribal Edizioni, torna a parlare del piccolo popolo e di quelle leggende tra il vero e il sognato che attraversano il folklore, l’immaginario collettivo e il mistero.
Mario Contino, Fate e Folletti: Cultura, tradizioni e connessioni universali

Non un semplice saggio: Fate e Folletti di Mario Contino si distingue per l’approccio originale all’argomento ma, soprattutto, per il rigore scientifico che l’autore applica alla tematica e alla descrizione di queste figure mitiche e incantante che popolano leggende locali e l’immaginario collettivo. Scrittore, artista e noto ricercatore del mistero Mario Contino è un esperto di fenomeni paranormali, leggende e folklore. Contino in Fate e Folletti esplora, attraverso un’analisi dettagliata, la dimensione del fantastico e tutte quelle creature che popolano il mondo dell’irrazionale: ninfe, fate, folletti, gnomi, elfi o satiri si tratta di soggetti a carattere mitoscenico appartenenti alla tradizione popolare.
Queste entità mitiche pare abbaino avuto origine dai Lari, figure appartenenti alla religione romana, antenati defunti che, secondo la tradizione, vegliavano sull’abitazione e sulla famiglia. L’autore, nel corso della lettura, analizza con minuzia anche la parte storica, l’evoluzione e la genesi di queste entità, non solo nella credenza popolare italiana ma anche comparando le varie consuetudini e leggende nel mondo. Il Genius loci per esempio, creatura soprannaturale legata a un luogo specifico e appartenente alla religione romana, potrebbe essere un antenato del folletto o dello gnomo. Successivamente, la storia e le leggende di queste incredibili entità si sono avvicendate per poi consolidare l’immagine attuale pervenuta in epoca moderna.
Approfondimenti e storia regione per regione: I luoghi incantati d’Italia
Mario Contino presenta al lettore che si approccia al trattato una visione sfaccettata della tematica: introduzione, regione per regione, degli spiriti della natura che popolano ogni territorio. Le leggende sulle Fate e i Folletti sono catalogate e riportate con dovizia di particolari nel loro studio socio-antropologico; non si tratta solo di miti e spiritelli ma di una cultura popolare viva e vivida che cambia, in base alle regioni della penisola, ma resta sempre la stessa nella sua accezione fantastica.
Tanti i luoghi incantati, innumerevoli le storie dove il surreale si fonde con la realtà. Una accortezza stilistica degna di nota, da parte dell’autore, è introdurre – durante la presentazione delle regioni italiane e delle tradizioni popolari – la geografia, la storia, e le caratteristiche della regione in modo tale da donare al lettore una visione completa dei territori e degli spiriti della natura che popolano valli, fiumi, e boschi di un’Italia che non ha smesso di incantare e di credere nel fantastico.
Lo stile del libro è scorrevole e una storia tira l’altra; anche perché l’esperto Mario Contino non si limita solo a ricercare storie vetuste o antiche credenze del patrimonio culturale ma riporta vere e proprie testimonianze, il cui fascino ammalierà qualunque lettore: anche quelli non appassionati alla magia e all’extrasensoriale. I dati geografici e storici che l’autore fornisce sono utili per osservare similitudini e differenze fra un’area e l’altra dei territori, comparando leggende e creature magiche presentate nel corso della lettura.
Mario Contino, Fate e Folletti in Italia: Comparazioni e differenze
La copiosa raccolta di leggende e tradizioni contenuta nel libro di Mario Contino dimostra quanto l’Italia sia ricca di folklore e cultura popolare e attraverso l’accurata documentazione dell’autore e le testimonianze, si giunge ad analisi comparative prima, regione per regione, e nei capitoli successivi si evidenziano le differenze e le affinità con le tradizioni di altri paesi lontani. Ecco quindi che chi si approccia al testo di Contino si troverà di fronte allo Scazzamurrieddhru, dispettoso folletto dell’Italia Meridionale tipicamente noto nella zona Pugliese, che ha l’abitudine di tormentare i dormienti sedendosi sul loro petto, fare dispetti e annodare le criniere dei cavalli.
Lo si può catturare sottraendogli il cappello, affinità riscontrata in altre entità della tradizione folkloristica italiana come il Mazzamarielle abruzzese o ancora il Mazzamaurillo: folletto dispettoso vestito con abiti monacali e un cappuccio rosso, figura tipica del Lazio. Si prosegue con il folletto dai sette cappelli noto come Pindaccjiu, spiritello tipico del folklore sardo; e ancora, il Monachicchio tipico della tradizione lucana o il Monacheddu calabrese entità dispettosa che spesso disturba le persone nel sonno. Secondo la leggenda, acciuffando il suo cappuccio è possibile impossessarsi di un tesoro. Il folletto calabrese è simile, a sua volta, al leggendario spiritello napoletano: il Munaciello, spirito infestante di bassa statura i cui studiosi, sulla sua esistenza, accreditano diverse ipotesi. La figura del Munaciello è stata riportata anche dalla giornalista e scrittrice Matilde Serao in Leggende napoletane (1881) secondo cui questo spiritello leggendario sarebbe realmente esistito.
«Chiedete ad un vecchio, ad una fanciulla, ad una madre, ad un uomo, ad un bambino se veramente questo munaciello esiste e scorazza per le case, e vi faranno un brutto volto, come lo farebbero a chi offende la fede. Se volete sentirne delle storie, ne sentirete; se volete averne dei documenti autentici, ne avrete. Di tutto è capace il munaciello…»
Matilde Serao, Leggende napoletane (1881)
La letteratura non è immune al folklore, e infatti anche la figura del Monachicchio è stata citata da un altro importante scrittore; Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli (Einaudi 1945) scrive:
«I monachicchi sono esseri piccolissimi, allegri, aerei, corrono veloci qua e là, e il loro maggior piacere è di fare ai cristiani ogni sorta di dispetti. Fanno il solletico sotto i piedi agli uomini addormentati, tirano via le lenzuola dei letti, buttano sabbia negli occhi, rovesciano bicchieri pieni di vino, si nascondono nelle correnti d’aria e fanno volare le carte e cadere i panni stesi in modo che si insudicino, tolgono la sedia di sotto alla donne sedute, nascondono gli oggetti nei luoghi più impensati, fanno cagliare il latte, danno pizzicotti, tirano i capelli, pungono e fischiano come zanzare. Ma sono innocenti: […] Portano in capo un cappuccio rosso più grande di loro: e guai se lo perdono. Tutta la loro allegria sparisce ed essi non cessano di piangere e di desolarsi finché non l’abbiano ritrovato. Il solo modo di difendersi dai loro scherzi è appunto di cercarli di afferrarli per il cappuccio: se tu riesci a prenderglielo, il povero monachicchio scappucciato ti si butterà ai piedi, in lacrime, scongiurando di restituirglielo »
Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli (Einaudi 1945)
Disturbatori del sonno: Un parallelismo con gli ”Incubi” della mitologia latina
Un’altra interessante similitudine riguardante queste entità del piccolo popolo è quella di disturbare il sonno dei dormienti; un tratto comune ai diversi spiriti della tradizione popolare che si divertono a saltare sul petto del malcapitato impendendogli di respirare o dormire e, persino, di chiedere aiuto. Fra queste figure, oltre quelle ben documentate da Contino, l’autore aggiunge anche la Janara: sinistra figura femminile, probabilmente una strega, appartenente all’area di Benevento responsabile di allucinazioni e del disturbo del sonno notturno.
Il Pesarol, inquietante figura del folklore veneto: un esserino vestito di rosso con un cappello a punta che siede sul ventre delle vittime; e ancora, il piccolo e astuto Linchetto toscano simile al Lauro salentino il cui piacere è quello di provocare insonnia o cadute, maldestre, dal letto. Gli Sprevengoli di Ancona, ombre nere con cappelli a punta, che saltano sull’addome dei dormienti malcapitati e operano fra l’1 e le tre del mattino o la Pantafica abruzzese, una strega di bassa statura che tormenta i sonni umani; anche il diletto di questo spirito dispettoso consiste nel saltare sul petto di chi dorme, lasciando anche graffi o lividi. Come spiega Mario Contino in Fate e Folletti:
” Questa descrizione fisica e comportamentale richiama alla mente le figure degli antichi Incubi romani spiriti o demoni che affliggevano i dormienti soffocandoli durante il sonno. La Pantafica potrebbe essere una sorta di variante folkloristica di quei demoni notturni che in alcune tradizioni vengono associate anche ai folletti”.
Mario Contino, Fate e Folletti: Trattato sugli spiriti della Natura
Nella mitologia latina l’Incubo – dal latino incubare, “giacere sopra”- era una creatura demoniaca che giaceva sui dormienti impedendo il sonno e donando loro un senso di soffocamento. Tuttavia, la interpretatio appartenente alla tradizione romana risulta variegata. Secondo il funzionario e scrittore romano Macrobio, gli Incubi erano esseri spettrali, fantasmi quindi, che riuscivano ad accedere nella mente del dormiente durante lo stato di passaggio fra il dormiveglia e il sonno.
Plinio Il Vecchio nella Naturalis Historia descrive il potere di tali entità capaci di generare incubi dopo l’accoppiamento, fornendo rimedi medici per contrastarli. Infine, Petronio nel Satyricon lo delinea similmente alla tradizione pervenuta nell’immaginario collettivo:
«Io non lo so per certo, l’ho solo sentito, ma gira voce che abbia rubato il berretto a Incubo e ci abbia trovato dentro un tesoro»
Petronio Arbitro, Satyricon, vol. 38.
Fate, creature leggendarie fra magia e mistero
Nel libro l’autore riporta anche altre testimonianze interessanti, come avvistamenti di fate e racconti legati alla tradizione culturale regionale che hanno come protagoniste quest’ultime. La fata è un essere magico, uno spirito della natura che nasce dal mito e dalle fiabe italiane, inglesi e francesi espandendosi fino alle mitologie dell’Europa dell’Est. Alcuni dei loro poteri sembrerebbero derivare dalla mitologia classica; come riporta Mario Contino nel saggio il termine fata deriva dal nome latino delle Parche (corrispettivo delle Moire greche) Fatae, dal latino Fatum ovvero “destino”: coloro che filavano, distribuivano e decidevano i destini degli uomini. L’autore, nel libro Fate e Folletti, riporta diverse testimonianze di chi si è trovato al cospetto di quello che potrebbe essere l’avvistamento di questi esseri incantati.
Si tratta, per lo più, di manifestazioni luminose e fluttuanti avvistate in zone boschive: sfere che si muovono e sembrano danzare nella notte. Le attestazioni arrivano da diverse regioni: dal fiume Basento, in Basilicata, dove sfere baluginanti si muovono sull’acqua e nella stessa regione sulle rive del fiume Acri dove una coppia avvista una fanciulla eterea che li aiuta a trovare la fede nuziale smarrita. Non mancano leggende antiche come quella che coinvolge il Monte Reventino in Calabria dove, pare, risiedessero diverse fate e la leggenda della Fata dei Campi, entità eterea che può manifestarsi in diverse forme. Storie appartenenti alla tradizione popolare anche in Cilento come quella della Fata Serina o quella di Morgana in Sicilia seppur non considerata una fata benevola; e ancora le bellissime fate della Sardegna, le Janas, emananti una luminescenza fra l’azzurro e l’aureo.
Testimonianze anche al nord e nell’Italia centrale; il protagonista di un racconto ambientato in Abruzzo narra di aver visto volteggiare una sfera luminosa fra gli alberi di notte. Mentre in Piemonte pare che i faggi siano considerati alberi sacri per le fate; alcune leggende infatti narrano di boschi incantati nei pressi del Monte Cistella. La documentazione fatta da Mario Contino è talmente dettagliata e rigorosa che è impossibile non immergersi nel fantastico.
Mario Contino, Fate e Folletti: L’incanto a portata di chi guarda senza pregiudizio
Fate e Folletti di Mario Contino non è solo una guida o un saggio; non un elenco di favole da sfogliare. L’autore contestualizza e approfondisce il folklore italiano con un’attenta analisi nella sua cornice storica, sociale e di influenze così come l’evoluzione delle leggende che in contesti moderni continuano a vivere assumendo nuove forme. O, ancora, la genesi della figura del folletto da ricondursi alla mitologia classica e i tratti comuni e differenti di queste creature fra le diverse nazionalità.
Così come le affascinanti figure delle fate, le loro origini, la loro influenza nei racconti popolari e nelle fiabe, quelle benevole e quelle malvagie, figura ambigue che mutano forma. Non manca, infine, la comparazione fra il folklore italiano e quello internazionale; dalle intriganti figure del folklore giapponese agli spiriti della tradizione africana fino a un approfondimento anche del mondo onirico legato a questa entità. Ma quello che Mario Contino sottolinea in questo saggio è una realtà ben più importante: questa sfera del mistero in cui sono coinvolti miti intricati e leggende tramandate nel corso del tempo, non deve essere ridotta a mera superstizione; le fantasie popolari, infatti, possono nascondere delle verità che sfuggono al razionale.
Lo spiraglio di realtà che sfugge alla logica e alla sistematicità si rivela solo a coloro in grado di guardare oltre l’apparenza. Quello di Mario Contino è un monito: alcune verità sono accessibili solo se si è disposti a squarciare il Velo di Maya e a discostarsi dai pensieri dominati dell’epoca moderna che hanno reso sterili le riflessioni critiche. Ritorna ancora il fanciullino pascoliano: le rivelazioni avvengono solo a chi osserva il mondo senza pregiudizio e da un punto di vista differente mettendo in discussione le proprie convinzioni e aprendosi a nuove possibilità di pensiero.
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