Al Concertone del Primo maggio in Piazza San Giovanni i Patagarri, terzi classificati nell’ultima edizione di X Factor Italia, hanno cantato Hava Nagila. Si tratta di un brano ebraico, composto un secolo fa per celebrare la Dichiarazione Balfour del 1917, con la quale il governo britannico si impegnava a favorire la creazione di una «casa nazionale» per il popolo ebraico in Palestina.
Il gruppo, che nel talent era capitanato da Achille Lauro, tra gli altri protagonisti della manifestazione musicale, l’ha eseguita per lanciare un messaggio a sostegno del popolo palestinese. «Quando abbiamo scoperto la storia di questo brano, che risale al 1917 e che è legata alla legittimazione delle prime comunità ebraiche in Palestina», ha spiegato il frontman Francesco Parazzoli, «abbiamo capito che l’unico modo per suonarlo oggi era accompagnarlo con un messaggio chiaro: Palestina libera».
I Patagarri cantano per la Palestina: la reazione della comunità ebraica di roma
L’esibizione, tuttavia, ha scatenato l’indignazione e la protesta da parte di Victor Fadlun, presidente della Comunità ebraica di Roma. «Appropriarsi della nostra cultura, delle melodie a noi più care», ha dichiarato, «per invocare la nostra distruzione, è ignobile. C’è qualcosa di davvero sinistro, macabro, nell’esibizione dei Patagarri. I più grandi nostri odiatori nella storia sono quelli che hanno strumentalizzato la nostra cultura e mentalità».
Un commento durissimo, quello di Fadlun: «Ascoltare una nostra canzone dal palco del Primo Maggio in diretta tv, culminante nel grido “Palestina Libera!”, lo slogan delle piazze che invocano la cancellazione di Israele, è un insulto e una violenza inaccettabile. Mai ce lo saremmo aspettati in un concerto che celebra il lavoro. Soprattutto in un concerto! Come quello del Nova Music Festival, trasformato dai terroristi palestinesi in un massacro che non è finito, con cinquantanove rapiti da Hamas ancora a Gaza. Noi ebrei, di fronte a queste provocatorie manifestazioni di intolleranza sentiamo lo spazio delle nostre libertà restringersi inesorabilmente. Ma a perdere in libertà non siamo solo noi, è l’intera società civile».
Al momento, la band non ha ancora replicato al commento.
Federica Checchia
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