Il nuovo governo della Germania, nato pochi mesi fa sotto la guida di Friedrich Merz, leader di CDU, sta seguendo la tendenza di diversi altri Paesi europei in materia di immigrazione, mostrando un atteggiamento molto meno conciliante, rispetto al passato. Giovedì, il cancelliere tedesco ha preso parte a una riunione che, nell’ultimo periodo, Giorgia Meloni è solita organizzare prima di ogni Consiglio Europeo; il suo predecessore, Olaf Scholz, dei Socialdemocratici, non aveva mai partecipato.
Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, sta prendendo una serie di provvedimenti a riguardo. Uno di questi è il respingimento di alcuni richiedenti asilo sul confine; un tribunale di Berlino ha dichiarato illegittima questa pratica, ma per il momento il politico, esponente dell’ala bavarese più conservatrice del partito, sta ignorando la sentenza.
Il pugno di ferro della Germania di Merz contro l’immigrazione
Venerdì, invece, il Bundestag, il parlamento federale, ha approvato una sospensione di due anni dei ricongiungimenti familiari per i rifugiati; la misura interessa circa quattrocentomila persone. Sempre lo stesso giorno, ha avuto inizio la discussione di una proposta di legge per aumentare da tre a cinque gli anni minimi di residenza richiesti per presentare la domanda di cittadinanza.
Il governo, inoltre, ha annunciato che cesserà di contribuire economicamente alle ong che soccorrono i migranti in difficoltà nel Mediterraneo; tra queste ci sono SOS Méditerranée e Sea-Eye. Negli ultimi anni, la ex ministra degli Esteri, Annalena Baerbock, dei Verdi, aveva predisposto la donazione di due milioni di euro e, all’inizio del 2025, sono stati trasferiti gli ultimi novecentomila euro. Queste nuove misure priveranno diverse ong di gran parte dei finanziamenti necessari per proseguire la loro missione.
Federica Checchia
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