L’Aiea compare in tanti articoli di politica estera già da diverso tempo. Analisti e non hanno intensificato l’utilizzo di questo acronimo durante la guerra dei 12 giorni tra Iran e Israele. Ma cosa vogliono dire queste quattro lettere? Cominciamo dallo specificare che la dicitura per intero si riferisce all’Agenzia internazionale per l’energia atomica. E’ un’agenzia dell’Onu con sede a Vienna incaricata di promuovere l’uso pacifico dell’energia nucleare e di proibirlo per scopi puramente militari (come per esempio la costruzione degli armamenti atomici). Conta 180 Stati membri. Attualmente è guidata da un Presidente, l’argentino Raphael Grossi, e da un consiglio di Governatori composto da 35 persone elette dall’Assemblea Generale dei rappresentanti dei Paesi Membri.
La genesi dell’Aiea
L’Aiea non è nata in tempi recenti. Il 1957 fu l’anno di fondazione. L’idea alla base di questa organizzazione autonoma fu dell’allora presidente statunitense Eisenhower che, in un discorso pronunciato all’Assemblea delle Nazioni Unite dell’8 dicembre 1953 ribattezzato ‘Atomi per la pace’, propose la creazione di un organismo che promuovesse l’utilizzo pacifico del nucleare, togliendolo dalle mani dei militari. Nella Conferenza di Ginevra del 1955 (consesso di scienziati dedicato allo sviluppo di questa nuova tecnologia) si gettarono le fondamenta per la futura genesi dell’Aiea. La nascente organizzazione si dotò di uno Statuto che venne approvato da 81 Paesi il 23 Ottobre 1956. Meno di un anno dopo, il 29 luglio 1957, si ebbe la definitiva fondazione.
L’incarico dell’Aiea e l’effettiva autorevolezza
L’Aiea ha tre compiti principali. Del primo ne abbiamo precedentemente parlato. Per quanto riguarda il secondo, richiede agli Stati membri lo sviluppo di significativi standard di sicurezza nucleare. Infine l’ultima prerogativa è relativa alla verifica, attraverso il proprio sistema di ispezioni, dell’adempimento degli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione nucleare. Nonostante gli sforzi di quest’organizzazione nell’incoraggiare un uso corretto dell’atomo, le resistenze e i segreti di Paesi come l’Iran e Israele stanno creando non poche preoccupazioni per escalation belliche che non si possono prevedere. Secondo l’Aiea, Teheran non ha ancora sviluppato un proprio arsenale, ma il rischio che possa essere costruito a medio-lungo termine è concreto. Negli ultimi giorni la Repubblica Islamica ha vietato ai tecnici dell’Aiea di ispezionare i propri siti nucleari e così c’è stato il conseguente ritiro del personale dal Paese mediorientale. Per quel che concerne Israele, invece, si stima possa avere 90 ordigni nel proprio bacino nucleare, la cui esistenza non è stata provata ed è sempre stata negata dalle istituzioni che perseguono la politica dell’ambiguità nucleare.
Claudio Cucinotta





