La Corte Suprema indiana ha ordinato l’allontanamento da Nuova Delhi di cinquemila cani randagi ritenuti pericolosi per la trasmissione della rabbia. Secondo i dati della World Health Organization, nel subcontinente ogni anno muoiono tra le 18mila e le 20 mila persone a causa dell’insorgenza della rabbia dovuta ai morsi dei cani randagi. La Corte Suprema ha così voluto dare un messaggio all’amministrazione della capitale disponendo il trasferimento degli animali in questione in canili in via di costruzione che dovranno essere presidati da personale qualificato. Questa operazione si concretizzerà in un arco temporale inferiore alle otto settimane. Prima di essere trasportati nei rifugi, i cani dovranno essere sterilizzati.

L’emergenza sanitaria colpisce diverse aree di Nuova Delhi

L’emergenza sanitaria colpisce diverse aree di Nuova Delhi. Nella capitale, infatti, si verificano quotidianamente duemila morsi di cane. Complessivamente tra il 2022 e il 2023 i morti causati dalla rabbia sono stati 5700. Una cifra incredibilmente alta che ha portato alla definitiva decisione della Corte Suprema. L’organo giurisdizionale dello Stato dell’Elefante ha voluto ricordare che “la rabbia è quasi sempre mortale se non viene curata nel modo più appropriato”. I cani randagi in India sono 15 milioni e da più parti negli ultimi anni si sono levate critiche in relazione all’alto numero di morti da rabbia. I più oltranzisti hanno chiesto a gran voce l’abbattimento dei cani randagi. La Corte Suprema ha voluto mettere una toppa a quella che è diventata una vera e propria piaga sanitaria.

In vista del G20 del 2023 l’India allontanò temporaneamente i cani randagi dalle strade di Nuova Delhi

In vista del G20 del 2023 l’India allontanò temporaneamente i cani randagi dalle strade di Nuova Delhi. Questa operazione venne messa in atto per ripulire l’immagine di una città a cui erano rivolte aspre critiche per la gestione deficitaria del randagismo. Il summit fu tra i più rilevanti a livello mondiale e le amministrazioni locali vollero celarlo agli occhi della stampa internazionale. Il problema, però, esiste da sempre e diminuirne la portata continua ad essere una questione di difficile soluzione.

Claudio Cucinotta