Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha ordinato un aumento delle misure di vigilanza nei confronti di Jair Bolsonaro. L’ex presidente del Brasile si trova, al momento, agli arresti domiciliari. Su di lui pende l’accusa di aver tentato un colpo di Stato nel 2022, dopo essere stato sconfitto dell’avversario Luiz Inácio Lula da Silva alle ultime elezioni presidenziali. Si teme, dunque, che l’ex leader tenti la fuga per evitare il processo.

Qualche giorno fa, nel corso di una perquisizione, la polizia brasiliana ha trovato nel telefono di Bolsonaro una lettera inviata a Javier Milei, presidente dell’Argentina. In essa, chiedeva all’ex collega-che condivide le sue posizioni politiche radicali- asilo politico. La missiva risale a febbraio dello scorso anno, subito dopo l’inizio delle indagini contro di lui, e dopo che le forze dell’ordine avevano requisito il suo passaporto.

Donald Trump è dalla parte di Jair Bolsonaro

Il giudice de Moraes ha disposto che la villa di Brasilia, dove si trova il politico, venga monitorata ventiquattr’ore su ventiquattro. Il suo ruolo centrale in diversi casi giudiziari molto importanti lo ha reso un nemico dell’amministrazione di Donald Trump. Di recente, il presidente statunitense lo ha sanzionato applicando una norma in genere usata contro dittatori, oligarchi e criminali internazionali.

Un comunicato del dipartimento americano del Tesoro recita: «De Moraes è responsabile di una campagna oppressiva di censura, detenzioni arbitrarie che violano i diritti umani e indagini politicizzate». Gli Stati Uniti hanno inoltre imposto dazi del 50% sulle importazioni di molte merci provenienti da Brasile per costringere il Paese a interrompere il processo contro Bolsonaro, definito da Trump una «caccia alle streghe».

Federica Checchia