Donald Trump ha preso il controllo della polizia di Washington e ha inviato ottocento soldati della Guardia nazionale nella capitale degli Stati Uniti. Il presidente americano ha usato l’Home Rule Act, che gli permette di farlo per un mese in caso di emergenza, dichiarando che la città «è stata presa da bande violente e criminali assetati di sangue». La gestione della polizia passa alla procuratrice generale Pam Bondi.
Trump aveva già fatto qualcosa di simile a giugno a Los Angeles, inviando quattromila soldati della Guardia nazionale e settecento Marines senza il consenso del governatore Gavin Newsom. L’episodio è al centro di un processo in California, dove lo Stato accusa il presidente di aver usato i militari in operazioni di polizia, cosa vietata dalla legge. In aula, il generale Scott Sherman ha detto che i rapporti di intelligence indicavano un «rischio minimo» per le proprietà federali, ma che le truppe sono state dispiegate comunque.
A convincere il presidente americano della necessità di adottare il pugno duro contro la criminalità nella capitale sembra essere stato un recente episodio che ha coinvolto una delle prime giovani “reclute” del Doge, il dipartimento statunitense per l’Efficienza del governo guidato fino a qualche mese fa da Elon Musk.
Martedì 5 agosto, Trump ha minacciato sul suo social, Truth, di voler “federalizzare” Washington, citando come motivazione le violenze compiute da gang criminali e condividendo la foto di un uomo insanguinato e a torso nudo, seduto in strada. Poco dopo, Musk ha scritto su X che un dipendente del Doge sarebbe stato “picchiato” da una gang nella città, riportando una “commozione cerebrale”. I rapporti della polizia ottenuti da Wired US confermano che la persona in questione è Edward Coristine, un informatico diciannovenne che online si fa chiamare “Big balls” ed è stato uno dei primi agenti del Doge.
Il presidente degli Stati Uniti ha minacciato di fare lo stesso a Chicago e in altre città guidate da amministrazioni democratiche. Intanto, la capitale ha subito un taglio del quarantaquattro per cento ai fondi federali per la sicurezza, pari a venti milioni di dollari in meno rispetto all’anno scorso.




