La Biennale di Venezia ha annunciato che La Grazia, scritto e diretto dal premio Oscar Paolo Sorrentino sarà il film d’apertura della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. La kermesse, giunta alla sua edizione numero 82, si apre oggi, 27 agosto 2025, e si concluderà il 6 settembre. La pellicola verrà presentata in prima mondiale -in Concorso- questa sera, nella Sala Grande del Palazzo del Cinema. Il regista, che ha da sempre un legame profondo con la Laguna, sarà dunque la punta di diamante della cerimonia d’apertura, insieme al cast della pellicola, che include Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano, Giuseppe Gaiani, Linda Messerklinger, Vasco Mirandola.
«Sono molto felice che ad aprire l’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia sia il nuovo, attesissimo film di Paolo Sorrentino», ha dichiarato Alberto Barbera, direttore del Festival. «Mi piace ricordare che uno dei più importanti e apprezzati autori italiani a livello internazionale esordì proprio alla Biennale di Venezia nel 2001 con il suo primo film, L’uomo in più, nei miei primi anni da Direttore Artistico. Un legame con la Mostra consolidato nel corso degli anni con la presentazione fuori concorso dei primi episodi della serie The Young Pope e, soprattutto, con È stata la mano di Dio che, nel 2021, si meritò il Leone d’argento-Gran Premio della Giuria».
La conferenza stampa di “La Grazia”, in concorso a Venezia 82: una storia di potere e umanità

Presenti alla conferenza stampa i produttori Massimiliano Orfei (PiperFilm), Annamaria Morelli (The Apartment), Andrea Scrosati (Fremantle), la direttrice della fotografia Daria D’Antonio, parte del cast e, naturalmente, Paolo Sorrentino. Quest’ultimo viene subito interrogato in merito a una sua recente affermazione; per La Grazia, infatti, si sarebbe ispirato al Decalogo di Kieślowski. Il regista chiarisce: «Il film nasce e prende spunto da un fatto di cronaca che avevo letto: il presidente Mattarella aveva concesso la grazia a un uomo che aveva ucciso la moglie, gravemente malata di Alzheimer. Era un buon dilemma morale; da lì, è partita l’idea di incentrare la pellicola su un presidente alle prese con una questione etica. Dietro il suo aspetto austero, integro e a tratti noioso, si cela un uomo innamorato della moglie, ormai scomparsa, e di sua figlia; ha in sé dei valori che ultimamente i politici hanno perso ma che, per fortuna, intravediamo ancora in Mattarella».
L’ultima opera del regista, come molte delle precedenti, racconta gli intricati equilibri e legami tra gli uomini di potere. Ma da dove nasce la sua esigenza di calarsi nei meandri di questi intrecci, che accomunano la sua filmografia? Sorrentino non ha dubbi: «È un bisogno che vive in me da sempre, sin dal mio primo film. In fondo, i rapporti umani sono sempre rapporti di forza e di potere; nel tempo ho capito che sono esponenzialmente amplificati quando si parla di uomini che questo potere ce l’hanno davvero tra le mani».
Toni Servillo su Sorrentino: «Ci siamo fatti del bene reciprocamente»

Quella tra Sorrentino e Toni Servillo è un’unione artistica fortunata e ormai consolidata nel tempo. Ma com’è, per l’attore, lavorare a stretto contatto con il premio Oscar? «Fortunatamente non ci è mai capitato di litigare», rassicura il protagonista di La Grazia, «I nostri film si sono sempre svolti in un clima di serenità. Al massimo, ci dividono i nostri gusti musicali: io sono un appassionato di musica classica, lui ascolta altro. In passato gli avevo proposto di usare Bach, ma ha fatto finta di niente. Scherzi a parte, siamo insieme sin dalla sconsideratezza della gioventù, e mi ha dato la possibilità d’interpretare tanti personaggi interessanti; ora me ne ha regalato uno nuovo. Ci siamo fatti del bene reciprocamente, e questo l’ha deciso la vita per noi».
In ogni caso, Servillo non crede di avere molto in comune con Mariano De Santis: «Proprio qui sta il bello del calarsi in questi personaggi. Io ho figli, ma non figlie femmine, e recitare con Anna, all’inizio, avrebbe potuto essere una forzatura, ma poi è venuto tutto naturale. Io non ho nulla in comune con Mariano, con Jep o con Titta ma, se per il pubblico sono diventate delle vere e proprie persone, allora il regista ha fatto un buon lavoro».
Anna Ferzetti e Toni Servillo parlano del rapporto padre-figlia dei protagonisti
Aggiunge Anna Ferzetti: «Nel mio caso, mi sono rivista nel rapporto padre-figlia. Il legame che ho avuto con il mio ha influenzato la mia scelta di intraprendere lo stesso mestiere. Questo personaggio mi ha aiutata a capire qualcosa in più su di me, come la passione per il mio lavoro e l’impegno nelle cose in cui credo».
Conclude Servillo, in risposta a chi chiede loro se si siano ispirati al presidente Scalfaro e alla figlia Marianna o a Mattarella e Laura: «Non abbiamo fatto riferimento a un unico personaggio. Io e Anna abbiamo costruito dei personaggi allontanandoli dal cliché, cercando di non cadere nei sentimentalismi. Mariano e sua figlia sono giuristi, e sono entrambi innamorati della legge. Questo rende unica la relazione padre-figlia. Il loro non è uno scontro sul piano affettivo, ma su quello degli ideali».
La musica come momento di leggerezza
Anche la musica, nelle opere di Paolo Sorrentino, ricopre un ruolo di rilievo, quasi al pari dei personaggi e della sceneggiatura. Il regista, a modo suo sempre al passo con i tempi, confessa di aver scelto Surf Rider, tema ricorrente nel film, grazie a Instagram: «L’ho presa proprio sui social. So che è andata virale, ed era molto popolare anche sul mio telefonino». A proposito della collaborazione con Gué Pequeno, invece, si sbilancia: «La musica di Gué è un elemento di alleggerimento all’interno di una storia che ha un’atmosfera a tratti claustrofobica. Oltretutto, per me i suoi testi sono molto interessanti».
Per Servillo, invece, cimentarsi con il rap è stata una fonte di stress non indifferente. Scherza l’attore: «Per me è stato difficilissimo, con tutta la stima e la simpatia che provo per Gué. Mio figlio, che ha ventidue anni, è impazzito quando l’ha saputo. Continuava a ripetermi “Beato te! Beato te!”».
Paolo Sorrentino a Venezia 82: «Spero che “La Grazia” accenda l’attenzione sull’eutanasia»
Nel film La Grazia, la fotografia appare molto più essenziale e scarna rispetto alla pomposità delle pellicole precedenti del regista partenopeo. Sorrentino chiosa «L’ho fatto così voi giornalisti non mi scocciate». Poi, però, spiega: «Penso che ogni storia abbia la giusta fotografia, i giusti colori, le giuste immagini. In base a quello che vogliamo raccontare, quello che c’è intorno deve necessariamente adattarsi e cambiare».
Da sempre, la Settima Arte è veicolo di emozioni, ma anche di valori e ideali, che il pubblico può scegliere accogliere e condividere o di respingere, nel contesto di una discussione pacifica. A chi gli chiede se il suo film potrà avere un impatto sugli spettatori e nell’ambito delle discussioni sull’eutanasia, il regista risponde: «Non prendiamoci in giro, sappiamo bene che il Cinema di oggi non ha più l’influenza di un tempo. Può ancora provarci, però. Io, da regista, posso solo augurarmi che La Grazia riaccenda l’attenzione intorno all’eutanasia. Si tratta di un tema che è fondamentale». Fondamentale come la questione della Striscia di Gaza, oggetto di una domanda rivolta a Sorrentino, che ha definito “genocidio” la serie di attacchi del governo di Netanyahu ai danni del popolo palestinese. Il regista ha passato la palla a un rappresentante di MUBI, la piattaforma aspramente criticata per i suoi rapporti con Israele. Dalle prime file, purtroppo, è arrivato però solo un assordante silenzio.
Federica Checchia





