Francesca Bubba – scrittrice, attivista e divulgatrice – attraverso il progetto Cucina di Classe restituisce complessità a una delle tematiche forse meno considerate dal sistema capitalista: la disuguaglianza alimentare. In un mondo sempre più social dove il lusso sfoggiato da parte di pochi privilegiati sta diventando la prassi e dove, dall’altro lato, molte famiglie non arrivano alla del fine mese, Francesca Bubba porta alla luce una problematica fondamentale: colmare un divario nutrizionale che il sistema neoliberista scarica sulle famiglie. La cucina è strettamente intersecata alla politica; il cibo diventa campo di scontro dove la disuguaglianza sociale si manifesta prepotentemente ed è per questo che la cucina domestica, ponderata e sana, diventa un atto di resistenza.

Francesca Bubba, la lotta di classe attraverso la cucina domestica

francesca bubba
Photo Credits da francescabubba.substack.com

Cosa si mangia, quanto si mangia, come si mangia e la qualità dei viveri con cui ci si sfama è un’etichetta che determina un vero e proprio status sociale.  Il cibo ha in sé, insito, una parvenza di classismo abbastanza conclamata e questo significa che l’atto del nutrirsi non è da considerarsi un mero bisogno primario ma un vero e proprio elemento di distinzione sociale. Fin dall’antichità coloro i quali appartenevano a classi sociali più agiate avevano un’alimentazione migliore rispetto a chi verteva in condizioni di svantaggio; del concetto di cucina come specchio dello status sociale di ognuno se ne parla già agli inizi dell’800 quando Jean–Anthelme Brillat–Savarin, nell’opera Fisiologia del gusto, scrive: ”Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”.

Il concetto in questione è stato poi ripreso da Feuerbach attraverso l’asserzione “L’uomo è ciò che mangia”; frase riferita al Trattato dell’alimentazione per il popolo del medico e fisiologo olandese Jakob Moleschott (1850). Tale opera, per la prima volta, sottolinea l’importanza culturale del cibo all’interno di una società ponendo l’alimentazione all’origine delle differenze culturali e di classe. Con l’avvento dei social il cibo è, soprattutto, diventato ”immagine sociale” che sfocia, anche, in classismo culinario. Tutto è estetizzazione e ovunque prevale la massificazione di modelli di vita appartenenti alla classe abbiente, soprattutto nell’epoca della sovraesposizione continua e imperante.

Tuttavia la vita reale è quella fuori dalle logiche degli algoritmi e si mangia ciò che ci si può permettere. Francesca Bubba, anche attraverso il progetto Cucina di Classe, ha scardinato qualcosa che fino a poco tempo fa era visto con vergogna: Andare al discount e cucinare con ingredienti economici, sani e gustosi, significa Resistenza. Reinventarsi attraverso la cucina domestica e lottare per portare in tavola pasti dignitosi è una realtà più sconfinata di quello che si pensi.

La retorica classista del fare la spesa al discount

In un’epoca dove tutto è morale e ornamento per rimpinguare il proprio Ego, dove esistono influencer a cui son regalate buste enormi della spesa e dove il consumismo impera nella cultura, nella politica e in ogni ambito possibile anche l’atto del nutrirsi diventa una questione di merito individuale. Per qualche ragione chi compra bio e sceglie di alimentarsi facendo una spesa sostenibile è elogiato mentre coloro i quali comprano ai discount sono, spesso, colpevolizzati. Spesa sostenibile significa consapevole; ma troppe volte anche comprare al discount diventa sinonimo di consapevolezza: la stessa di chi sa di non poter arrivare alla fine del mese.

E spesso non si tratta di una scelta, non è una decisione, una preferenza o una volontà ma l’unico modo per mangiare. Francesca Bubba ha spesso parlato di questo stigma sui suoi profili social e nelle interviste; il problema è lottare contro un caro vita sempre più dilagante che sta masticando e ingurgitando le famiglie che non possono scegliere e vivono come possono. Il cibo non è solo nutrimento, ma è anche un campo di conflitto economico e culturale, oltre che un riflesso delle disuguaglianze. L’atto del nutrirsi diventa improvvisamente merito e non bisogno; chi compra sostenibile è quindi un virtuoso, chi si nutre ai discount è da marginalizzare.

I consumatori del bio rientrano, secondo il dettame capitalista e il pensiero classista, nell’antica espressione greca del καλὸς καὶ ἀγαθός, – kalòs kai agathòs – , letteralmente resa con ”bello e anche buono”; secondo la kalokagathia  ciò che è bello non può non essere buono e ciò che è buono deve necessariamente essere bello, inteso come moralmente virtuoso, probo e retto. Non si pensa mai, però, che chi risparmia sul cibo è costretto a scegliere alimenti più sazianti e meno costosi; le scelte alimentari hanno dietrologie economiche strutturali che non dipendono dal consumatore ma dalla disuguaglianza.

Francesca Bubba, i progetti ”Cucina di Classe” e ”Condivisione e Cura”

Pierre Bourdieu, sociologo francese, ha mostrato come i gusti alimentari riflettano la posizione sociale: le classi alte tendono a preferire alimenti molto più “raffinati”, mentre le classi popolari prediligono cibi più sostanziosi e, in un certo senso, sazianti. Dietro una tavola imbandita, sempre più spesso, si celano dinamiche di classismo e disuguaglianza. Si tratta di disparità strutturali e non di “scelte personali”; oggi il linguaggio del benessere è legato a quello del privilegio e il biologico o la cucina a ”Kilometro zero” diventano un bene di lusso per chi ”sopravvive” con un reddito basso. La scrittrice Francesca Bubba nella sua newsletter, così come nei suoi social, ha trattato magistralmente questo tema e, anzi, ha fatto anche di più creando due progetti gratuiti e fruibili, per chiunque ne abbia bisogno.

Si tratta di ”Condivisione e Cura”, un luogo sicuro che offre supporto materiale, scambio, aiuto e cooperazione fra genitori; dall’altro lato ”Cucina di Classe”, un ricettario online gratuito in cui l’autrice Francesca Bubba sottolinea come la cucina è il nutrirsi siano un atto politico: Ogni pasto diventa un gesto culturale, sociale e politico poiché pensare a cosa cucinare, mangiare e come nutrirsi riprende un’importante questione: c’è chi può permettersi di scegliere e chi, invece, non può farlo. In questo senso mangiare, gusto e scelta di cibarsi diventano anche questione di privilegio. Nella presentare il progetto Cucina di Classe, Francesca Bubba scrive:

”C’è una disuguaglianza che si consuma tre volte al giorno, a ogni pasto, e che raramente viene discussa: la disuguaglianza alimentare. Non si tratta solo di ciò che troviamo nei piatti, ma di un fenomeno che affonda le sue radici in un problema più ampio, un sistema neoliberista che scarica sulle famiglie – e in particolare sulle madri – la responsabilità di colmare il divario nutrizionale. In queste ottantacinque pagine proviamo a complessificare ciò che è sempre stato dipinto come politicamente vuoto, semplice ed espressione di naturale predisposizione- come spesso accade con ciò che investe il femminile- :la cucina domestica.Attraverso la storia della cucina economica come atto di resistenza alle disuglianze alimentari, attraverso tecniche di calcolo del risparmio e rivisitazioni in chiave economica di ricette sane e belle, proviamo a restituire complessità, corpo, forza e politica alla cucina domestica”.

Francesca Bubba, ”Cucina di Classe”, da francescabubba.substack.com

In un mondo social volto al consumismo e al lusso più sfrenato, dove tutto diventa monetizzabile, il progetto di Francesca Bubba non solo è Resistenza, ma anche rivoluzione. L’autrice, infatti, sottolinea come il testo non sia volto a divenire oggetto di consumo ma anzi è una:

”Pratica che nasce dal desiderio di offrire uno spazio dove la cucina possa diventare un atto di solidarietà. In un tempo che ci vorrebbe soprattutto consumatori, la cucina può ancora essere un atto di riscatto e uguaglianza”.

Francesca Bubba, ”Cucina di Classe”, da francescabubba.substack.com

Verso una giustizia alimentare

La giustizia alimentare è un concetto centrale per comprendere il legame tra cibo, disuguaglianze e diritti umani. Non si tratta solo di garantire viveri a tutti, ma di assicurare che l’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile sia un diritto garantito per chiunque. Nel piccolo volume Cucina di Classe – scaricabile attraverso la newsletter dell’autrice francescabubba.substack.com/p/cucina-di-classeFrancesca Bubba descrive il legame fra cucina e politica, la disuguaglianza in ambito culinario, i sensi di colpa verso chi compra nei discount e i passi da compiere verso una adeguata giustizia alimentare. Queste riflessioni anticipano quella che sarà la parte pratica del progetto Cucina di Classe, ovvero un volume di ricette – alcune salva sprechi – con tanto di calcolo dei costi totali e per persona, ingredienti, procedimento e consigli per la pietanza.

Con questo ricettario, così come fa quotidianamente attraverso i suoi spazi digitali, Francesca Bubba ha ricordato quanto sia importante la lotta di classe; per strada, nella vita di tutti giorni e anche in cucina. Ma soprattutto come la Resistenza e la rivoluzione possano essere attuate e divulgate anche attraverso i social. Oggi, in un mondo dove il lusso, l’edonismo del consumo e il capitalismo vengono propinati attraverso contenuti che fagocitano e masticano l’umanità dell’utente, Francesca Bubba ricorda che i concetti di condivisione, lotta, empatia e cooperazione sono fondamentali e possono essere divulgati anche attraverso quel mondo virtuale che spesso rifila modelli di vita inarrivabili e superficiali. La valenza positiva di uno strumento è dettato dalla persona che lo manovra: ed è l’umanità delle persone che conduce alle lotte foriere di cambiamenti reali.

Foto in copertina da Pixabay.com