Le recenti polemiche sull’opacità di un certo tipo di beneficenza riportano a un noto pensiero di Slavoj Žižek, filosofo sloveno che ha ben esplicato le dietrologie sottese riguardanti una filantropia di facciata che interseca l’apparente bontà delle azioni a un più evidente circuito capitalista.
Žižek, filantropia e beneficenza: gli aspetti oscuri del capitalismo

Il mondo della beneficenza e della filantropia si è adattato al progresso; la tecnologia spinge verso percorsi filantropici che, sempre di più, si inerpicano in raccolte fondi, donazioni online e atti di carità. Il filosofo sloveno Slavoj Žižek spiega, però, una dietrologia più oscura; la beneficenza è, oramai, diventata scheletro strutturale dell’economia della società e non solo una liliale peculiarità che caratterizza una brava persona.
”Oggi è il capitalismo che è propriamente rivoluzionario. Dalla tecnologia all’ideologia, esso ha cambiato l’intero nostro panorama negli ultimi decenni”.
Žižek Slavoj, ”Benvenuti in tempi interessanti” (2011)
Questo significa che l’ideologia capitalista moderna si serve della beneficenza come maschera umanitaria che cela qualcosa di più concreto; la mescolanza della filantropia con il profitto. Il Capitale è qualcosa di invisibile che, tuttavia, definisce e determina il processo sociale ed economico; una sorta di furore incorporeo come lo stesso Slavoj Žižek spiega nel saggio La violenza invisibile (2007). Risulta palese, quindi, che esiste un impercettibile e potente aspetto latente che regola la società.
”Nell’etica comunista liberale la ricerca spietata del profitto è controbilanciata dalla carità. La carità è la maschera umanitaria dietro cui si nasconde la faccia dello sfruttamento economico. In un ricatto che rivela un Superego di proporzioni gigantesche, i Paesi sviluppati «aiutano» quelli sottosviluppati con sussidi, crediti e così via, eludendo in tal modo la questione fondamentale, ovvero la loro complicità in — e la corresponsabilità per — la situazione disperata dei Paesi sottosviluppati”.
Žižek Slavoj, ”La violenza invisibile” (2007)
La maschera umanitaria dei comunisti liberali attraverso l’elargizione di opere di carità
Dalla fine degli anni ’70, il mercato globale si è popolato di figure ammantate di parvente interesse alla filantropia che, tuttavia, incarnano il perfetto modello del capitalista. Slavoj Žižek li definisce ”comunisti-liberali”, ovvero, gruppi di imprenditori che creano le condizioni per far sì che gli ingranaggi del capitalismo, nella società, siano sempre ben oliati ma, tuttavia, si impegnano in prima linea per decostruire e combattere tali condizioni. Un esempio è organizzare raccolte fondi o fare beneficenza.
I nomi dei magnati più in voga sono abbastanza noti; ma c’è un circuito reiterato che chi fa opere di carità, dall’alto della sua posizione privilegiata, perpetua. Secondo i comunisti liberali si può aver successo senza essere uno spietato capitalista che rincorre, esclusivamente, il profitto. Tuttavia, tali capitalisti filantropici, non fanno altro che utilizzare e metter in pratica lo stesso spietato schema dello sfruttamento, da un lato; mentre dall’altro si avvalgono dell’utilizzo di azioni caritatevoli come la beneficenza per riequilibrare il sistema. Un esempio moderno: l’attenzione all’ambientalismo è, fortunatamente, cresciuta negli ultimi anni e con essa la sensibilità al tema. Chi crea le condizioni inquinanti per l’ambiente – basti pensare, banalmente, all’uso di jet privati – è anche colui che predilige vacanze in posti incontaminati e quindi si crea scappatoie attraverso il denaro.
Prendiamo il caso dell’ecologia. Spesso sentiamo dire che la crisi ecologica è il risultato del nostro egoismo di corto respiro: ossessionati dai piaceri immediati e dalla ricchezza, dimentichiamo il bene comune. Qui è invece la nozione di Walter Benjamin del capitalismo come religione a diventare decisiva: un vero capitalista non è un edonista egoista, è al contrario fanaticamente devoto al suo compito di moltiplicare la sua ricchezza, pronto a sacrificare la salute e la felicità per questo scopo, senza menzionare la prosperità della sua famiglia e il benessere dell’ambiente. Non c’è quindi bisogno di evocare un moralismo di alti valori e un egoismo capitalistico da spazzatura: contro la dedizione fanatica e perversa del capitalista, è sufficiente evocare una buona misura di semplice preoccupazione egoistica e utilitaria.
Žižek Slavoj, ”Chiedere l’impossibile” (2013)
Ma non solo, perché l’azione filantropica serve anche a creare empatia con l’utenza; il soggetto ricco, in questo modo, è percepito dal pubblico – o consumatore – come brava persona perché impegnato in una causa sociale. Un aspetto interessante da notare è che i comunisti liberali prediligono la rapidità; non si sperticano a trovare soluzioni che richiedono approcci teorici o più lenti; la velocità diventa risoluzione di problemi importanti, ovviamente non risolvibili in poco tempo.
Filantro-capitalisti a rischio di ipocrisia
Nel 2009 Mark Fisher pubblica uno dei libri più illuminanti del XXI secolo: Realismo Capitalista. In questo saggio lo scrittore, profetico e lungimirante, pone attenzione su concetto: non c’è alternativa al capitalismo. Qualsiasi gesto professato come alternativo, indipendente, caritatevole e anticonformista sfuma alla vista della pecunia. Questo sistema non solo opprime, dice Fisher, ma è lo stesso Capitale a portare disordini anche a livello mentale o affettivo, sia nel singolo che nella collettività:
”Il capitalismo è quel che resta quando ogni ideale è collassato allo stato di elaborazione simbolica o rituale: il risultato è un consumatore-spettatore che arranca tra ruderi e rovine”.
Mark Fisher, ”Realismo Capitalista” (2009)
Il concetto esplicato da Fisher è che ogni cosa è sotto la coltre di questo spietato ingranaggio meccanico, anche la beneficenza. Slavoj Žižek, in un articolo pubblicato su Internazionale il 22 Ottobre 2010, spiega la dicotomia profitto-beneficenza citando una nota catena di caffè che, in quegli anni, aveva lanciato una campagna ambientalista la quale promuoveva una certa etica della bevanda. In sostanza sì, il soggetto che contribuisce alla meccanica del consumismo dell’azienda e compra caffè è parte del sistema capitalista, ma è anche vero che coopera a salvare l’ambiente con quell’acquisto, perché partecipa a quella mission; una sorta di auto-redenzione, insomma. Žižek, a tal proposito, scrive:
”Mentre fate delle scelte consumiste, allo stesso tempo spendete i vostri soldi per fare del “bene”. Tutto questo genera una sorta di… come potrei definirlo? Un sovrainvestimento o sovraccarico semantico. Sapete che non è in gioco solo l’acquisto di una tazza di caffè: è in gioco il rispetto di tutta una serie di responsabilità etiche. Questa logica oggi è quasi universalizzata.”
Slavoj Žižek, ”La nuova beneficenza dei capitalisti”, Internazionale, numero 869, 22 ottobre 2010
In un saggio di Oscar Wilde, L’anima dell’uomo sotto il socialismo, pubblicato nel febbraio 1891 e citato anche Slavoj Žižek nell’articolo su Internazionale, fra le altre cose, si spiega esattamente come la beneficenza che si assurge a rimedio dei mali sia causa degli stessi.
”Le persone scoprono di essere circondate da una spaventosa povertà […] È inevitabile che tutto ciò le commuova. Di conseguenza, con intenzioni ammirevoli ma male indirizzate […] si impegnano nel compito di rimediare ai mali che vedono. Ma i loro rimedi non curano la malattia, non fanno che prolungarla. Di fatto, i loro rimedi sono parte della malattia. Cercano di risolvere il problema della povertà, […] L’obiettivo giusto è cercare di ricostruire la società su basi che rendano impossibile la povertà. […] La beneficenza degrada e demoralizza. È immorale usare la proprietà privata per alleviare i mali orribili causati dall’istituzione della proprietà privata”.
Oscar Wilde, L’anima dell’uomo sotto il socialismo (1891)
Ma prima di Žižek, Fisher e Wilde è stato Engels, in un saggio del 1845, a spiegare come la ricca borghesia fosse benefattrice per mero interesse:
”La borghesia inglese è benefattrice per interesse, non getta via nulla, tratta i suoi doni come un affare di commercio, fa un affare con i poveri e dice: Se io spendo tanto a fini di carità, in tal modo io mi compero il diritto di non essere molestata ulteriormente, così vi costringo a rimanere nelle vostre tane oscure e a non urtare i miei nervi delicati con la mostra della vostra miseria! Voi potete tuttavia disperarvi, ma dovete disperarvi in silenzio; questo io mi riservo, questo io mi compero con la mia sottoscrizione di venti lire in favore dell’ospedale. Oh questa è l’infame beneficenza di un borghese cristiano!”
Fridrich Engels, ”La situazione della classe operaia in Inghilterra” (1845)
Slavoj Žižek, la beneficenza e il capitalismo al servizio del socialismo
Le donazioni in beneficenza fatte oggi dai milionari rappresentano la forma dominante dell’ideologia capitalista moderna. Slavoj Žižek, ancora una volta illuminante, lo spiega con estrema scorrevolezza: l’affannosa ricerca del profitto è controbilanciata dalla beneficenza, in uno schema economico e sociale in cui la donazione è parte del gioco nel senso che si ammanta di una parvenza umanitaria per celare lo sfruttamento. I comunisti liberali affermano che si può essere persone di successo senza per forza cinici capitalisti; ma in realtà il guadagno è poi restituito sotto forma di carità, quasi per riequilibrare il sistema. D’altronde di Capitalismo, consumismo, alienazione e potere invisibile dello stesso aveva già parlato un altro pensatore presago come Pier Paolo Pasolini:
”Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore”.
Pier Paolo Pasolini, ”Scritti Corsari” (1975)
Slavoj Žižek parla di un tentativo di umanizzare il Capitalismo mettendolo al servizio del Socialismo. Ma è possibile giustificare un sistema che ingloba, tritura e definisce in modo strutturale la società? Ovviamente no. Non si tenta di eliminare il problema ma di renderlo più tollerante, edulcorando i contesti o indorando le regole che fagocitano chi resta ai margini, perché per quanto si tenti di umanizzare questa forma di ordine economico e sociale, nel Capitalismo il Capitale è sempre di proprietà degli imprenditori; e, quindi, il potere diviene centralizzato e in mano a pochi. Questo non significa criticare la beneficenza fatta dai filantropi o rinnegarla, ma essere coscienti che in questi atti caritatevoli esiste un copioso elemento di ipocrisia e Žižek, anche questa volta, ne traccia i segmenti giungendo a una visione globale:
”Non sono contrario alla beneficenza in astratto. È meglio di niente. Però dobbiamo essere consapevoli che contiene un elemento di ipocrisia. È ovvio che dobbiamo aiutare i bambini. È terribile vedere che la vita di un bambino può essere distrutta perché i genitori non possono pagare un’operazione che costa 20 dollari. Ma come avrebbe detto Oscar Wilde, a lungo andare, se ci limitiamo a curare i bambini loro vivranno un po’ meglio però si ritroveranno sempre nella stessa situazione”.
Slavoj Žižek, ”La nuova beneficenza dei capitalisti”, Internazionale, numero 869, 22 ottobre 2010
Stella Grillo
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