Jane Goodall, ambientalista famosa per le sue rivoluzionarie ricerche sul campo sugli scimpanzé, è morta all’età di 91 anni. Goodall ha documentato alcuni comportamenti di questi animali che prima si credevano esclusivi dell’uomo.
L’avevano mandata in Tanzania nei primi anni Sessanta, nel parco nazionale del Gombe Stream, all’epoca una riserva, per studiare il comportamento degli scimpanzé nel loro ambiente, e non in un giardino zoologico. La domanda di ricerca era pionieristica e darwiniana: comprendere i nostri cugini più stretti, con i quali condividiamo un antenato comune vissuto in Africa intorno a sei milioni di anni fa, per cogliere analogie e differenze.
Le sue osservazioni hanno trasformato il modo in cui il mondo percepisce non solo i parenti biologici più stretti dell’uomo, ma anche la complessità emotiva e sociale di tutti gli animali, facendola entrare nella coscienza pubblica.
Nell’autunno del 1960 osservò uno scimpanzé David costruire uno strumento con dei ramoscelli e usarlo per pescare le termiti da un nido. In precedenza si riteneva che solo gli esseri umani costruissero e usassero utensili. Ha anche scoperto che gli scimpanzé hanno personalità individuali e condividono le emozioni umane di piacere, gioia, tristezza e paura. Ha documentato i legami tra madri e neonati, la rivalità tra fratelli e la dominanza maschile.
Negli anni successivi scoprì che gli scimpanzé si impegnano in un tipo di guerra e nel 1987 osservò uno scimpanzé “adottare” un orfano di tre anni a cui non era strettamente imparentato.
Nei suoi studi, il primo pubblicato a 29 anni dalla National Geographic Society con gli scatti di Hugo van Lawick, il fotografo olandese che più tardi avrebbe sposato – la Goodall descrisse gli scimpanzé come individui con personalità, emozioni e legami affettivi.
Apripista in un mondo di ricercatori quasi tutti maschi, negli anni successivi, la scienziata trasformò la sua fama in piattaforma di impegno. Fondò il Jane Goodall Institute, attivo in 19 nazioni, e il programma educativo Roots and Shoots attivo in oltre cento Paesi, che coinvolge giovani di tutto il mondo nella protezione dell’ambiente.





