Emmanuel Macron ha nuovamente incaricato come primo ministro Sébastien Lecornu, che si era dimesso lunedì dopo che non era riuscito a ottenere il consenso sufficiente per formare un nuovo governo, sia in parlamento, che all’interno della coalizione del presidente. Quest’ultimo gli aveva chiesto di restare nelle sue funzioni fino a mercoledì, annunciando che avrebbe preso una decisione definitiva entro venerdì sera.

Macron si trovava di fronte a un bivio: avrebbe potuto nominare un nuovo premier, indire elezioni anticipate -in un momento storico in cui il Rassemblement National è nettamente avanti nei sondaggi- o dimettersi, opzione da lui sempre esclusa. Alla fine ha preferito puntare nuovamente su Lecornu; una scelta che perplime, considerando la rapidissima implosione dell’esecutivo da lui guidato, avvenuta ad appena un giorno dal suo annuncio.

Sébastien Lecornu ha accettato di riprovarci, ma con riserva

Lo stesso Sébastien Lecornu, che inizialmente non sembrava disponibile a un secondo tentativo, ha spiegato di aver accettato per senso del dovere nei confronti della Francia. Il suo obiettivo è far approvare la contestata legge di bilancio entro fine anno; proprio su questo passaggio erano caduti François Bayrou e Michel Barnier, i suoi predecessori. Il neo primo ministro ha però posto delle condizioni: la più importante è che i ministri da lui selezionati rinuncino alle «ambizioni presidenziali per il 2027».

Il governo da lui assemblato aveva fatto storcere il naso sia a destra che a sinistra; per i Repubblicani era troppo simile quello di Bayrou, mentre gli alleati avevano contestato il ritorno dell’ex ministro Bruno Le Maire, un fedelissimo di Macron, che aveva in seguito rinunciato all’incarico. Probabile, dunque, che questa volta Lecornu faccia qualche cambiamento in più; il Rassemblement National e La France insoumise (LFI) di sinistra radicale, hanno però fatto sapere che proverano a sfiduciarlo immediatamente.

Federica Checchia