Il Natale fuori già lampeggia e dal 4 dicembre al Teatro Sistina, c’è Matilda che esplode come una carica elettrica in faccia a tutte le famiglie distratte. La nuova edizione del musical di Massimo Romeo Piparo – in scena da ieri al 4 gennaio – torna più forte che mai, con un cast rinnovato e un’energia da finale di X Factor, ma con più libri e (molto) meno autotune. I bambini (e ragazzi) sono una forza della natura, e lo sono fino alla fine. Ribellarsi è un super potere (ed è quello che dovremmo tenere a mente, soprattutto in questi periodi bui).

Rivoluzionari si nasce: Matilda Il Musical torna al Teatro Sistina dal 4 dicembre (e manda in tilt gli adulti)

Matilda Il Musical funziona. Nell’ensemble, tra un Sebastiano Somma nei panni della Signorina Trinciabue. Arcigna, grottesca al punto giusto, cattiva quel tanto che basta per far ridere i bambini e terapia agli adulti. Roberta Lanfranchi torna al Sistina con una Dolcemiele che sembra uscita direttamente dalla versione “comfort character” di TikTok: dolce ma non sdolcinata, presente, luminosa. È la maestra che avremmo voluto tutti mentre facevamo le tabelline.

E poi c’è lei, Giulia Chiovelli, di nuovo nel ruolo di Matilda, è semplicemente rivoluzionaria. Tiene la scena senza mai strafare, con una spontaneità che molti adulti invidierebbero. Gianmarco Pozzoli e Elena Mancuso portano sul palco una famiglia che definire disfunzionale è poco. Colori fluorescenti, ritmi comici perfettamente oliati, una “mamma influencer inside” a tratti irresistibile e un padre totalmente caricaturale.

Coreografie, cubi e… monopattini

I famosi cubi-lettere diventano un parco giochi scenografico: scale, pareti, labirinti; il palco sembra un Tetris emotivo dove tutto si muove. Le coreografie spingono forte soprattutto nei numeri corali: sì, ci sono anche i monopattini, e no, non sono un vezzo, ma un segnale chiaro che questo spettacolo parla ai ragazzi con il loro linguaggio, non con quello degli adulti nostalgici.

L’orchestra diretta da Federico Zylka dà spessore ai brani di Tim Minchin, che restano uno dei motivi per cui “Matilda” ha fatto innamorare il West End. Brani come “Revolting Children” e “When I Grow Up” sono forti anche in italiano (nonostante i puristi).

Matilda è forte perché parla di educazione che manca, di adulti distratti, di bambini che vedono più di quanto diciamo loro. E dice sottovoce (ma neanche tanto) che leggere, pensare, immaginare mondi nuovi è già un superpotere. E quando la platea intera canta “Revolting Children”, la sensazione è chiara: crescere è anche questo, imparare a ribellarsi e fare tanto rumore.