I leader europei si sono riuniti a Bruxelles per prendere parte al Consiglio europeo, uno dei più importanti degli ultimi anni. Tra gli argomenti si parlerà, infatti, delle modalità per continuare a sostenere economicamente l’Ucraina, in particolar modo in una fase delicata della guerra contro la Russia. Un’occasione che, in aggiunta, potrebbe permettere all’Unione Europea di mostrarsi rilevante a livello internazionale, proprio come suggerito di recente da Ursula von der Leyen.

Indecisione tra debito pubblico e asset russi

I leader hanno dichiarato che il Consiglio proseguirà fin quando non verrà trovato un accordo sui soldi da destinare all’Ucraina. Una dinamica urgente e delicata in quanto lo stato rischia, già nei prossimi mesi, di rimanere senza fondi. Pertanto la Commissione europea dibatterà sull’utilizzo dei 210 miliardi di euro di asset finanziari russi detenuti in Europa. L’ingente somma di denaro serve per pagare lo sforzo militare, ma anche per mantenere l’Ucraina. Si parla, poi, di un “prestito di riparazione” di 90 miliardi di euro che lo stato ucraino dovrà restituire all’Europa solo quando la Russia deciderà di rilasciarlo.

Sfruttare i beni russi permetterebbe all’Europa di continuare a sostenere le spese, senza sfruttare le proprie risorse. Questa scelta, però, potrebbe esporre i Paesi membri a eventuali ritorsioni legali da parte della Russia. Pertanto il Belgio, che detiene 185 dei 210 miliardi, si oppone e chiede garanzie sull’eventuale ripartizione del danno economico da ripagare alla Russia. Il dibattito europeo adesso si divide tra i Paesi membri: c’è chi suggerisce di utilizzare i beni russi congelati e chi, invece, propone l’emissione del debito pubblico.

Opposizione dell’utilizzo degli asset russi

Alcune nazioni, tra cui Italia, Malta, Bulgaria e Cechia si oppongono all’uso degli asset russi, in accordo con Ungheria e Slovacchia. Malgrado la decisione verrà stabilita a maggioranza qualificata, il veto del Belgio rappresenta l’ostacolo principale. L’alternativa, come accennato poc’anzi, è l’emissione di debito pubblico. Decisione sostenuta dai paesi del nord e dalla Germania, ma disapprovata da Orbán. La Commissione europea chiede un voto all’unanimità dei 27 Paesi per autorizzare il debito, escludendo però Ungheria e Slovacchia dalla partecipazione economica. In questo modo soltanto 25 dei 27 paesi si indebiterebbe.

Stefania Cirillo