La parola Epifania assume un significato religioso se riferito al cristianesimo mentre in letteratura indica tutt’altro.
L’Epifania come comprensione di sé
Con epifania letteraria intendiamo un momento di improvvisa rivelazione o consapevolezza interiore.
Nel libro “Gente di Dublino” – una raccolta di quindici novelle – James Joyce dà spazio a diverse illuminazioni improvvise. Siamo a Dubino, inizio ‘900, gli abitanti di questa città sono intrappolati in una vita moralista dominata dalla religione, dalla politica e dalla famiglia. Per quanto cerchino di sfuggire il loro destino è già scritto: sono incapaci di cambiare. L’epifania per James Joyce è un momento di verità che non garantisce trasformazione.
Da Fëdor Dostoevskij, invece, non potevamo che aspettarci un’epifania sofferente e drammatica. Non a caso in “Delitto e Castigo”, Raskolnikov commette un omicidio solo per testare la teoria sull’ “uomo superiore”, non mettendo in considerazione il senso di colpo. Tutto ciò lo porterà a vivere momenti difficili, trovando un’unica soluzione: confessare e redimersi.
In Italo Calvino l’epifania è razionalità. Ne “Il barone rampante” l’epifania non avviene una singola volta. Il protagonista è Cosimo Piovasco di Rondò, a dodici anni per ribellarsi ai genitori decide di salire su un albero e di non scendere mai più. Questa scelta lo porta a vedere il mondo sotto un’altra prospettiva ma soprattutto a essere libero e indipendente, scoprendo giorno per giorno la realtà della vita.

Dostoevskij, Joyce e Calvino: tre autori, tre epifanie diverse
Dostoevskij, Joyce e Calvino mostrano come una semplice parola possa assumere diversi significati. Nonostante le loro differenze, un punto chiave c’è: il rapporto tra l’uomo e la verità.
Gabriella Pino





