Il ministro dell’Interno del Venezuela, Diosdado Cabello, ha fatto sapere che, nel corso dell’attacco compiuto dagli Stati Uniti a Caracas il 3 gennaio, durante il quale i militari americani hanno catturato il presidente Nicolás Maduro, sarebbero state uccise almeno cento persone persone. Tra queste, ci sarebbero sia militari che civili.

È il primo annuncio da parte delle autorità a tirare in ballo la popolazione. Fino ad ora, si era parlato di ventitré soldati venezuelani uccisi, oltre che a trentadue membri della guardia dell’ex presidente e dell’Intelligence cubana. Il ministro Cabello non ha fornito ulteriori dettagli sui civili. Ha dichiarato, però, che la molti di loro avrebbero perso la vita nelle proprie abitazioni, a causa dell’impatto dei «potentissimi bombardamenti» statunitensi.

Il fragile equilibrio del Venezuela, tra telefonate e rilasci

Nel frattempo, Cabello ha annunciato il rilascio di cinque prigionieri spagnoli. Tra questi figurano Andrés Martínez Adasme e José María Basoa dei Paesi Baschi, Miguel Moreno delle Isole Canarie, Ernesto Gorbe di Valencia e Rocío San Miguel, venezuelana di origine spagnola. «Si tratta di un gesto di pace unilaterale. Non è stato concordato con nessun’altra parte», ha affermato Rodríguez. Ha poi ringraziato l’ex Primo Ministro spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero per i suoi sforzi di mediazione.

Intanto, il Senato degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione con cinquantadue voti favorevoli e quarantasette contrari che impedisce a Donald Trump di lanciare ulteriori azioni militari in Venezuela senza la previa autorizzazione del Congresso. Si tratta di una grave battuta d’arresto per il presidente. Inoltre, il presidente colombiano Gustavo Petro è intervenuto per mediare tra Washington e Caracas dopo una telefonata con Trump, in cui entrambi hanno posto fine ai loro attacchi reciproci e ha annunciato che riceverà la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, alla Casa de Nariño.

Federica Checchia