Come dichiarato alla CNN da Skylar Thompson, vicedirettore di Human Rights Activists in Iran (noto anche come HRA), negli ultimi quindici giorni oltre 10.000 persone sarebbero finite in manette, nell’ambito delle manifestazioni anti-regime in Iran. L’organizzazione ha fornito dati piuttosto precisi, parlando di 10.675 arresti; tra questi, 169 riguarderebbero dei bambini. Sempre secondo Thompson, a perdere la vita durante i cortei e gli scontri con le forze dell’ordine sarebbero stati già 490 civili.

Una fonte di BBC a Teheran, invece, ha rivelato che l’esercito starebbe sparando direttamente contro la folla: «È come una zona di guerra. Le strade sono piene di sangue. Stanno portando via i cadaveri sui camion». Nonostante il regime abbia bloccato internet in tutto il Paese, rendendo difficili le comunicazioni interne e verso il resto del mondo, i dissidenti hanno trovato il modo di far circolare alcuni video. Filmati e testimonianze confermano le violenze da parte degli agenti governativi, che aprono il fuoco in modo indiscriminato, e dei cecchini, appostati per colpire chi è in strada a protestare.

Nonostante il blocco di internet, continuano ad arrivare video dall’Iran

Un altro video, girato a Mashhad, mostra i manifestanti cercare riparo dalle forze di sicurezza; alcune immagini arrivano anche dagli ospedali, dove i cadaveri dei civili si moltiplicano di ora in ora. Ieri, il Paese ha annunciato tre giorni di lutto per tutte le persone decedute nelle proteste, che ha definito «martiri uccisi nella battaglia nazionale iraniana contro Stati Uniti e Israele».

Nel frattempo, Donald Trump è tornato a sostenere la causa della popolazione iraniana, minacciando di intervenire. «L’Iran vuole la LIBERTÀ come forse mai prima d’ora. Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare», ha scritto su Truth Social. Secondo diverse testate americane, in questi giorni i consiglieri militari starebbero presentando al presidente statunitense alcune opzioni su possibili obiettivi da bombardare in Iran. Il regime, dal canto suo, ha già fatto sapere che, in caso di attacchi, ci saranno delle ritorsioni.

Federica Checchia