L’incremento della produzione dei missili Patriot si mostra come una svolta decisiva per la sicurezza dei paesi occidentali. La NATO e l’Unione europea, dopo aver trascurato significativamente la protezione dello spazio aereo, riconoscono una vulnerabilità strutturale. Questa mancanza potrebbe mettere a rischio la loro capacità di scoraggiare un possibile attacco. Sono state la guerra in Ucraina e le crescenti tensioni in Medio Oriente e in Asia a rivelare quanto le scorte attuali non siano sufficienti. Lockheed Martin, la più grande azienda aerospaziale e di difesa del mondo, per fronteggiare l’emergenza ha stretto un accordo strategico con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. L’obiettivo è quello di aumentare esponenzialmente la capacità produttiva degli intercettori Patriot PAC-3 Missile Segment Enhancement (Mse), puntando a realizzarne duemila entro il 2030.
Garantita una domanda stabile nel lungo periodo

Questo piano di espansione industriale non solo richiede investimenti corposi, ma comprende anche linee di assemblaggio e un aumento considerevole della forza lavoro. Il Pentagono, per assicurare la disponibilità di materie prime e componenti essenziali, ha deciso di intervenire direttamente nel coordinamento della filiera produttiva. Il governo americano, attraverso la Acquisition Transformation Strategy, ha scelto di assumere su di sé il rischio d’impresa. In questo modo viene garantita una domanda stabile nel lungo periodo, evitando che un’eventuale flessione degli ordini gravi sulle aziende private.
Il sistema Patriot permette di proteggere sia le truppe al fronte, sia di garantire la sopravvivenza di infrastrutture critiche come porti, aeroporti e reti elettriche. Inoltre, la tecnologia hit-to-kill è in grado di distruggere il bersaglio tramite impatto diretto. Pertanto viene considerato indispensabile, specie per contrastare minacce balistiche e droni. Gli Stati Uniti sono il fulcro di questa produzione, ma anche altri paesi europei come l’Italia partecipano attivamente. La scelta di intensificare la produzione dei Patriot potrebbe essere ricondotta alle pressioni delle lobby industriali.
Non solo profitto, ma una necessità oggettiva
In realtà, secondo CSIS, IISS e RAND Corporation questa corsa agli armamenti è una necessità oggettiva e misurabile. I governi occidentali, spinti dal desiderio di efficienza economica, hanno ridotto le scorte al necessario. Oggi la deterrenza si basa sulla capacità di mantenere una produzione industriale costante e stabile nel tempo. Pertanto, la sfida che dovrà affrontare l’Occidente è quella di colmare il gap produttivo nel minor tempo possibile, trasformando la capacità industriale nella miglior strategia di difesa.
Stefania Cirillo





