Nelle ultime settimane, le forze governative hanno annientato con inaudita violenza le enormi proteste in Iran. Nel corso di una repressione senza precedenti, secondo le ultime stime delle ong iraniane all’estero, avrebbero perso la vita 5.137 persone. Ora, a quanto pare, il regime sta utilizzando la consegna dei corpi delle migliaia di manifestanti uccisi come uno strumento per punire le loro famiglie.
Il New York Times ha raccolto le testimonianze di diversi familiari, che sono negli obitori per i riconoscimenti. In molti hanno raccontato di come i sacchi che contenevano i cadaveri venissero accumulati in malo modo e, in alcuni casi, scaricati sul pavimento dai camion. Queste condizioni disumane hanno portato a una nuova protesta da parte dei civili a Behesht-e Zahra, il più grande cimitero di Teheran. Per sedarla, sono intervenute le forze di sicurezza governative.
Iran: il regime chiede soldi per restituire i corpi dei manifestanti
Alcune famiglie hanno inoltre rivelato che le autorità esigerebbero un “riscatto” in cambio della consegna dei resti dei manifestanti, chiedendo cifre spesso insostenibili per loro, anche a causa della grave crisi economica in cui si trova il Paese. Arina Moradi, che lavora per un’associazione a tutela dei diritti umani, ha spiegato al quotidiano statunitense come, oltre al pagamento preteso per restituire il corpo di suo cugino, le forze governative le avrebbero vietato sia di fare un funerale, che di seppellirlo nella sua città.
Già negli anni Ottanta, dopo la rivoluzione islamica, in moltissime situazioni il governo iraniano aveva proibito le esequie. In questo modo, speravano di evitare che queste si trasformassero in occasioni di dissenso. Pochi anni fa, la famiglia di Mahsa Jina Amini, arrestata e uccisa per aver indossato l’hijab in modo sbagliato, era stata costretta a seppellirla in fretta e furia alle prime ore del mattino. La morte della ragazza, nel 2022, aveva infatti destato un enorme scalpore, e innescato una serie di forti proteste. Per questo, il regime aveva tentato di occultare il caso.
Federica Checchia





