Siamo ormai giunti alla serata del Festival più attesa, quella delle cover. Pochi ospiti (alcuni anche evitabili) e focus sulla musica, vera protagonista della kermesse, al di là delle polemiche, che pure non mancano. Ecco dunque le nostre pagelle, le penultime di questo Sanremo 2026 (sigh!).

Sanremo 2026, le pagelle: Elettra Lamborghini ci riporta indietro nel tempo, la Rai censura il bacio di Levante e Gaia

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup – “Aserejé”: quando Carlo conti ha esordito con “Correva l’anno 2002…” abbiamo fatto un rapido calcolo mentale della nostra età e ci siamo intristiti. Per fortuna, la travolgente simpatia di Elettra, fresca e riposata dopo la fuga a Montecarlo per evitare i festini bilaterali ci rincuora; nonostante siano passati diversi anni, ci ricordiamo ancora il balletto. Ma che ne sanno i Duemila. Voto 8.

Eddie Brock con Fabrizio Moro – “Portami via”: reunion romana sulle note di un classico di Moro. A cantare cantano, a gridare gridano, ma diciamocelo, questa canzone va urlata, altrimenti la resa non è la stessa, e quindi va benissimo così. Core de ‘sta città. Voto 6,5.

Mara Sattei con Mecna – “L’ultimo bacio”: lo vedete quanto è brava quando si cimenta con delle belle canzoni? Confrontarsi con la Cantantessa non è cosa da poco, e sia Mara che Mecna ne escono illesi e, anzi, piuttosto bene. Abbiamo sentito i violini suonati dal vento. Voto 7.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko – “Ti lascio una canzone”: lo sappiamo, siamo di parte, ma Patty, con il suo stock di abiti in velluto e la sua voce profonda potrebbe cantarci qualsiasi cosa, anche con qualche incertezza, come stasera, e noi saremmo comunque pronti a difenderla. Andrijashenko vola come un angelo, ma lo ammettiamo: per scrivere il suo cognome abbiamo fatto copia e incolla. Eterei. Voto 7.

Levante con Gaia – “I maschi”: Gaia
e Levante hanno la fortuna di avere due voci che si mescolano perfettamente tra di loro, e il risultato è assolutamente esplosivo. 50% pop, 50% rock, 100% meravigliose. Quel bacio immotivatamente censurato dalla regia, però, è un’enorme caduta di stile dei vertici Rai. Paola & Chiara Plus. Voto 8,5.

Malika Ayane elegante e raffinata, la sorpresa di Gianni

Malika Ayane con Claudio Santamaria – “Mi sei scoppiato dentro il cuore”: se il buon Claudio, un giorno, dovesse decidere di tentare la fortuna al Festival, noi non avremmo assolutamente niente in contrario. Un brano difficilissimo, ma che Malika sa rendere suo con l’eleganza che la contraddistingue. Che classe. Voto 8.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena – “Occhi di gatto”: Cristina è la nostra infanzia, il nostro passato, il nostro presente, il nostro passato, il nostro futuro, la nostra regina. Le Bambole, finalmente, tornano a fsre quello che sanno fare meglio: spaccare i c*li. L’accenno ai Led Zeppelin è la ciliegina sulla torta di Un’esibizione assolutamente perfetta. Podio sfiorato, un altro colpo è stato fatto. Voto 10.

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – “Su di noi”: non si vedeva un trio così male assortito dai tempi del governo Conte-Salvini-Di Maio. In questo caso, però, la combo funziona, e Pupo in versione rockstar è onestamente una bomba. L’orchestra, però, nel vederlo spuntare sul palco dell’Ariston, impugna gli spartiti in via precauzionale. Flashback di guerra. Voto 7.

Tommaso Paradiso con gli Stadio – “L’ultima luna”: Gaetano Curreri ha un rapporto di amore e odio con il Festival, ma la presenza degli Stadio sul palco dell’Ariston è sempre una buona cosa. Onore a Tommy Paradise per averli riportati in scena. Lucio, ci manchi sempre. Voto 7.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia – “Domani è un altro giorno”: Fiorella e Michele sono accomunati dalla capacità di interpretare ciò che stanno cantando. Delicati, eleganti, intensi. Una delle migliori cover della serata. Ornella, ovunque lei sia, ha sicuramente sorriso, ascoltando la performance. E poi ha detto due o tre parolacce, per bilanciare. Fuoriclasse. Voto 8,5.

Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – “Vita”: Gianni Morandi ha fatto tutto quello che un essere umano può fare al Festival di Sanremo: ha cantato, ha condotto, ha co-condotto, ha spazzato a terra, ha pulito il macello fatto da Blanco, e ora torna in veste di padre orgoglioso. Quando appare sul palco a sorpresa l’Ariston fa un tale casino che Sal Da Vinci, spostati. La faccia soddisfatta ed emozionata di Gianni Nazionale e di Pietro fanno quasi dimenticare quel leggero retrogusto di nepotismo. Quasi. Feliciotti. Voto 7,5.

Le pagelle di Sanremo 2026: Francesca Fagnani sta al gioco di Fulminacci, J-Ax la butta in caciara

Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas – “Il mondo”: più che un duetto, un ritrovo di tatoni.Maria Antonietta, Colombre e Brunori sono le classiche persone a cui è quasi impossibile non voler bene e, cosa ancora più importante, sono degli artisti completi e raffinati, senza mai cedere allo snobismo. Rivoluzione gentile. Voto 9.

Fulminacci con Francesca Fagnani – “Parole parole”: dopo l’incredibile duetto con Valerio Lundini, nel 2021, da Fulminacci ci aspettavamo molto, e il cantautore non ha deluso, portando sul palco la belva madre Francesca Fagnani. Lo scambio di ruoli funziona, e il risultato è una cover elegante e rispettosa, anche se fa strano vedere la conduttrice senza la sua agendina, che contiene tutti i segreti d’Italia. Più che un graffio, una carezza. Voto 8.

LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – “Andamento lento”: una componente strumentale imponente per un esperimento intergenerazionale tutto sommato riuscito. Luca 1 e Luca 2 confermano di non pensare minimamente alla gara: per loro, già essere lì è una vittoria. È questo l’atteggiamento giusto. Umili. Voto 6,5.

Raf con i The Kolors – “The riddle”:
“Non deve avere senso, deve solo sembrare un casino”, diceva Annalise Keating in How To Get Away With Murder, e forse si riferiva a questa esibizione. L’esuberanza dei The Kolors trascina la performance, ma Raf viene messo un po’ in ombra da Stash, che ci è mancato molto quest’anno, anche per la quota meme. Confusi. Voto 6.

J-Ax con Ligera County Fam. – “E la vita, la vita”: questa, invece, è la caciara che ci piace. Dopo qualche hanno di appiattimento, J-Ax sembra aver ritrovato lo smalto di un tempo, e lo dimostra anche in questa cover. Diverte, si diverte e si vede lontano un miglio quanto se ne freghi degli streaming, dei premi etc. Iconico. Voto 8.

Ditonellapiaga perfetta showgirl, Sayf esplosivo

Ditonellapiaga con TonyPitony – “The lady is a tramp: più che una cover, un mini musical degno di Broadway. È difficile non farsi oscurare da un pazzo come Tony, ma Ditonellapiaga ha una personalità talmente esplosiva da prendersi la scena con disinvoltura. Su questo genere di canzoni, oltretutto, la sua voce esplode con una potenza che sorprende. Nessuno può mettere Margherita in un angolo, e infatti vince la serata. Voto 7,5.

Enrico Nigiotti con Alfa – “En e Xanax”: prendersi la responsabilità di cantare uno dei versi più belli della musica italiana,“Tu hai l’anima che io vorrei avere”, è una grande prova di coraggio. Nigiotti ha un timbro del tutto diverso da quello di Bersani, ma riesce a inserirsi nel pezzo senza grossi problemi. Le barre di Alfa, che avevano funzionato perfettamente nella cover di Sogna ragazzo, sogna, questa volta sono meno incisive. A loro, però, il merito di aver omaggiato sul palco dell’Ariston un artista sempre troppo sottovalutato. In due si può lottare come dei giganti. Voto 7.

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia – “Besame mucho”: Serena risponde ai detrattori che la criticano per aver accantonato il mood Anema e Core con una versione intima di un grande classico, eseguita alla perfezione. E tutti muti. Una scelta che sicuramente non la premia in termini di classifica, ma lei non è a Sanremo per fare strategie. Sontuosa. Voto 7,5.

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – “Hit the road Jack”: serata dopo serata, Sayf sta dimostrando di essere il debuttante più interessante di questa edizione. La costruzione della performance è la più interessante della serata, e sus voce e quella di Biondi, accompagnate da quel gran chitarrista che è Alex Britti, sono di un altro pianeta. Fenomeno. Voto 8,5.

Francesco Renga con Giusy Ferreri – “Ragazzo solo, ragazza sola”: ci sono dei miti da omaggiare, e ci sono delle creature mitologiche, come David Bowie, da non sfiorare nemmeno con una piuma. Renga e Giusy sono due ottimi interpreti, su questo non ci sono dubbi, ma il Duca Bianco è una presenza troppo ingombrante e importante, nonostante siano passati dieci anni dalla sua morte, e il confronto non può che essere impietoso. Intoccabile. Voto 4,5.

Sanremo 2026, le pagelle: Arisa incanta l’Ariston, Fedez & Masini sottotono

Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma – “Quello che le donne non dicono”: quando sale sul palco, Arisa si trasforma in qualcosa di più di un’interprete. Qualunque brano canti, diventa suo: con la sua voce melodiosa lo plasma, lo adatta a sé, senza però mai mancargli di rispetto. È davvero un peccato che lei non riesca a vedere in se stessa quello che tutti noi vediamo in lei, perché -diciamocelo- quando apre bocca, non ce n’è per nessuna. Dolcemente complicata. Voto 8,5.

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci – “Baila morena”: c’erano delle grandi aspettative in merito a questa esibizione ma, dopo serenate, apparizioni a sorpresa (fuori sincro) e tanto clamore, alla fine il risultato non è poi così convincente. Belén è una showgirl completa, e questo lo sappiamo bene, ma questa sera non riesce a fare la differenza. È (molto) bella, ma non baila. Voto 6.

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – “Cinque giorni”: la combinazione Da Vinci-Zarrillo avrebbe tutti i presupposti per far crollare l’Ariston sotto il peso degli applausi della galleria. Al termine della performance, però, il tetro è ancora in piedi, seppur provato dall’onda d’urto provocata dagli acuti dei due cantanti. Come oramai da rituale, il cantautore partenopeo incassa l’ovazione della platea. Un posto nella finalissima, salvo sorprese dell’ultimo minuto, è praticamente già suo. Melò. Voto 6.

Fedez & Masini con Stjepan Hauser – “Meravigliosa creatura”: la formula, oramai, la conosciamo: il povero Masini si sgola, dando tutto, mentre Fedez farcisce i versi di sua competenza con riferimenti più o meno espliciti a nomi, cose, città e animali. All’inizio, la formula poteva incuriosire, ma ora perde un po’ di appeal, e l’autoreferenzialità di Federico non aiuta. Il povero Stjepan Hauser rimane sullo sfondo, un po’ in disparte mentre Masini si gioca le corde vocali. Prevedibili. Voto 6,5.

Ermal Meta con Dardust – “Golden hour”: c”è chi predilige la via della cover più semplice, scegliendo solo tormentoni o brani particolarmente amati, e c’è chi, come Ermal, opta per qualcosa di meno scontato. La mano di Dardust è delicata, ma presente, e Meta si riconferma un artista a tutto tondo Quando parte con gli acuti, suo marchio di fabbrica, raggiunge note che sentono solo i cani, ma è impossibile non restare incantati. Golden boys. Voto 8.

Joan Thiele e Nays super coppia, Grignani “pizzica” Laura Pausini

Nayt con Joan Thiele – “La canzone dell’amore perduto”: andare a toccare un mostro sacro della canzone italiana-ligure, oltretutto- come De André è un’arma a doppio taglio. La cover di Nayt e la sempre bravissima Joan Thiele, tuttavia, confezionano un una cover rispettosa e profonda, che svela un lato del cantante in gara diverso da quello al quale siamo abituati, e che ci piace molto. Sbocciavan le viole (e nuovi talenti). Voto 7,5.

Luchè con Gianluca Grignani – “Falco a metà”: tutti stavano aspettando una frecciata a Laura Pausini da parte sua, e Grignani non ha deluso. Prima di lanciare dardi, arco, faretra e mazzi di fiori alla collega, Gianluca esegue con una malinconia struggente uno dei suoi principali successi, dimostrando di aver ancora molto da dire, e da cantare. Peccato che la co-conduttrice non abbia provato a seppellire l’ascia di guerra in eurovisione, i risvolti avrebbero potuto essere interessanti. Laura non c’è. Voto 7.

Chiello con il pianista Saverio Cigarini – “Mi sono innamorato di te”: molto rumore per nulla prima della mancata partecipazione di Morgan al duetto con Chiello ma, alla fine, il cantautore se la cava bene anche senza l’ingombrante presenza del frontman dei Bluvertigo. Non la migliore performance della serata, ma viene difficile credere alla storia del divario insanabile tra la sua voce e quella di Castoldi. Aspettiamoci una dichiarazione di Morgan: sappiamo tutti che arriverà. Bugo-Gate, il ritorno. Voto 7.

Leo Gassmann con Aiello – “Era già tutto previsto”: da quella prima esibizione a Sanremo 2021, il povero Aiello è inesorabilmente associato a quell’urlo primordiale durante l’esecuzione di Ora, ed è un gran peccato. Certo, lui e Leo Gassmann non perorano la causa, gridando una rabbia che, forse, andrebbe raccontata con toni più sommessi. Le loro voci, tuttavia, si armonizzano bene, e chiudono dignitosamente la serata più bella del Festival. Nel frattempo, Alessandro Gassmann ha dato il via a una mega polemica sui social. Oh Oh. Voto 6,5.

Federica Checchia