Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, stretto alleato di Vladimir Putin, sta continuando a liberare prigionieri detenuti nelle carceri del paese. Tuttavia il clima di repressione non si sta arrestando, è solo in una fase di mutamento. Il seguente rilascio dei detenuti, infatti, è motivato da pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in cambio di concessioni. Una situazione analoga verificatasi già l’anno precedente.

La Bielorussia risponde alle pressioni degli Stati Uniti

Attualmente il presidente Lukashenko ha liberato altre 18 persone, tra cui 15 condannate per estremismo. Questa specifica accusa è stata utilizzata con una notevole frequenza, al fine di reprimere qualsivoglia forma di dissenso. Ad essere coinvolti in questi casi sono prevalentemente gli oppositori politici. La prigionia si pone come uno degli strumenti autoritari utilizzati dal governo dal 1994 eppure, per ottenere concessioni dal presidente statunitense, Lukashenko sta allentando la stretta. Il numero di prigionieri liberati nel corso degli ultimi mesi, partendo dal 2025, è significativo. A settembre ne aveva liberati 52, a dicembre 123 (tra cui Maria Kolesnikova e l’attivista Ales Bialiatski). Attraverso la risposta alle richieste degli Stati Uniti, la Bielorussia è riuscita a ottenere la revoca di alcune sanzioni. Tra queste figura l’alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni di carbonato di potassio, di cui la Bielorussia è il terzo produttore mondiale.

Fra i prigionieri rilasciati a febbraio 2026 vi è anche Mikalai Statkevich, prigioniero di coscienza della Bielorussia di 69 anni. Come riportato da Amnesty International, l’uomo è stato scarcerato dopo aver trascorso numerose settimane a seguito di un infarto il 21 gennaio. L’uomo, dapprima condannato a 14 anni per «organizzazione di disordini di massa» era stato rilasciato a settembre 2025. È stato nuovamente imprigionato quando si è rifiutato di andare in esilio. Anche se i numeri sopra indicati sembrano notevoli, i prigionieri politici sono circa 1.144, tuttavia «si tratta di un dato incompleto perché basato solo su informazioni pubbliche di cui le autorità cercano di limitare la circolazione».

Stefania Cirillo