Da marzo 2013 in Europa è vietato per legge vendere qualsivoglia prodotto o ingrediente testato sugli animali. La lotta per raggiungere questo traguardo è stata lunga, ma il percorso non può ritenersi concluso. Se per l’Europa i cambiamenti sono iniziati già nel 2004, in molti paesi del mondo i testi sugli animali sono ancora legali. Per questa ragione moltissime organizzazioni si impegnano attivamente, non solo per sensibilizzare su un argomento che in genere viene nascosto dietro un’etichetta, ma per ricordare la crudeltà di tali pratiche. Una tra queste è PETA, un’organizzazione no-profit che mette in luce condizioni e dinamiche altrimenti accantonate.
Quali sono le multinazionali che ancora effettuano test sugli animali?
Un aspetto che spesso viene ignorato è che le stesse aziende soggette a limitazioni in Europa in altri paesi del mondo possono e vendono ancora prodotti testati sugli animali. Questa è una delle principali ragioni che spinge le organizzazioni, così come i singoli cittadini, a mettere in guardia i consumatori. Si parla di boicottaggio o di applicazioni che rivelano quali marchi o prodotti non sono cruelty-free. Con quest’ultima dicitura si intendono prodotti realizzati senza test sugli animali (né per il prodotto finito né per i singoli ingredienti). Un articolo pubblicato su Cruelty-Free Kitty, aggiornato il 20 marzo 2026, riporta le grandi multinazionali che testano sugli animali.
Tra queste troviamo: L’Oreal, Estee Lauder, Procter & Gamble, Clorox, Johnson & Johnson, S.C. Johnson, Colgate-Palmolive, Reckitt Benckiser, Church & Dwight, Unilever e Henkel. Lo stesso sito sottolinea che queste sono le aziende che hanno dichiarato di testare sugli animali, tuttavia «ci sono molte altre che hanno mantenuto il silenzio sulla propria politica». Ciò avviene poiché una piccola marca può dichiararsi cruelty free, ma essere di proprietà di una multinazionale che invece effettua test. Questa sottile distinzione rendere il boicottaggio, così come l’individuazione, più complesso. I compratori, proprio per questa ragione, suggeriscono app che possono aiutare le altre persone a fare scelte più consapevoli. Tra le più quotate troviamo Cruelty Cutter e No Thanks app, un piccolo strumento utile per fare la differenza.
L’importanza della sensibilizzazione
In questo scenario l’organizzazione PETA riveste un ruolo fondamentale presentando l’intera intenzione in modo sintetico ed estremamente semplice: gli animali non sono nostri. Non sono «qualcosa» che ci appartiene, «su cui effettuare esperimenti, da mangiare, indossare, sfruttare per l’intrattenimento o abusare in qualsiasi altro modo». E tra i vari progetti di sensibilizzazione vi rientra anche quello concernente gli esperimenti e i test sugli animali. I progressi verso un futuro che non vede più gli animali come oggetti da sfruttare sono visibili, ma non per questo bisogna fermarsi. Anche se la strada è lunga, merita di essere percorsa per garantire una protezione totale che gli animali nel 2026 ancora non hanno.
Stefania Cirillo





