Il 17 maggio 2024 è iniziata la raccolta firme per invitare la Commissione europea a introdurre il divieto vincolante delle pratiche di conversione rivolte ai cittadini LGBT+ nell’Unione europea. Quest’ultima, conclusasi il 17 maggio 2025, ha raggiunto 1.245.839 firmatari totali, 62.130 arrivano dall’Italia. Il Parlamento europeo, vista l’elevata adesione, ne ha discusso il 25 marzo 2026 con il fine di prendere una posizione definitiva. Un parere complessivo in merito alla vicenda è emerso già il 30 gennaio 2026, quando il Consiglio europeo aveva votato la risoluzione “For a ban on so-called conversion therapies“, con 71 voti a favore, 26 contrari e 2 astenuti.
Le pratiche di conversione sono estremamente dannose (e inutili)
La richiesta avanzata e sostenuta dagli oltre 1.2 milioni di cittadini europei concerne la criminalizzazione delle pratiche di conversione. La risoluzione include inoltre l’inserimento ufficiale nell’elenco dei crimini Ue e l’impegno a prevenirle e contrastarle partendo dalle scuole e dalle strategie nazionali. Di importanza rilevante anche l’istituzione di fondi di supporto per le vittime. I deputati hanno animato un dibattito particolarmente acceso e sentito in aula, specialmente per via dell’opposizione della destra europea al divieto.
Hadja Lahbib, la commissaria europea per le pari opportunità, ha evidenziato un punto incontestabile: «l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rimosso l’omosessualità e il cosiddetto disturbo dell’identità di genere dalla sua classificazione delle malattie nel 1990». Sottolinea, quindi, che non vi è nulla da curare. Un punto reale concerne invece l’effetto che le pratiche di conversione possono causare. Lahbib afferma: «Possono portare a profondi traumi psicologici, possono causare danni fisici e, cosa altrettanto importante, ledono la dignità di una persona». Al fine di dimostrare quanto sostenuto, la commissaria europea dichiara: «Ci avvarremo del nostro gruppo di esperti sull’uguaglianza LGBTIQ+, che riunisce gli Stati membri e la Commissione per sostenere il dialogo e la cooperazione. Ascolteremo attentamente la società civile, gli esperti e, soprattutto, le persone direttamente colpite».
Per Inselvini limitazione della liberta di espressione, per Zan una condizione individuale da rispettare
A questo punto prende la parola Paolo Inselvini di Fratelli d’Italia che nel suo intervento incentra il problema sulla libertà di espressione. Ribadisce più volte che le persone devono sempre e comunque condannare la violenza e la coercizione, infatti tutti i nostri ordinamenti puniscono già questi atti come reati. Aggiunge, però, nel testo si va ben oltre gli abusi e si parla di «tutte le pratiche, tutte, che possono influenzare una persona, citando addirittura famiglia, amici e religione». Secondo Inselvini, se subentra l’impossibilità di consigliare al proprio figlio o di chiedergli di rispettare la propria identità, subentra la limitazione della libertà parola cercando di «tappare la bocca a tutti coloro che non la pensano come la vulgata LGBT».
In merito a questo intervento Alessandro Zan specifica che quanto richiesto non rientra nella limitazione della libertà di espressione. Zan sottolinea come lo stesso ONU abbia riconosciuto le terapie di conversione come vere e proprie torture. Ricorda infatti che l’orientamento sessuale, così come l’identità di genere non solo scelte su cui consigliare, bensì «condizioni individuali da rispettare sempre». Ad oggi, anche se molti Stati membri hanno agito e le stanno vietando, è necessario «adottare misure concrete comuni». A questo parere si aggiunge Cristina Guarda, europarlamentare di Europa Verde ribadendo i medesimi aspetti, aggiungendo che «il tema riguarda direttamente la dignità umana, l’uguaglianza, i diritti fondamentali».
Una risposta potrebbe arrivare durante la giornata mondiale contro l’omobitransfobia
Sebbene alcuni Paesi abbiano già vietato queste pratiche riconoscendole come abusi, tali divieti rimangono a discrezione dei singoli Stati e l’esito, proprio come in Italia, è evidente che non sia sufficiente. Non vi è, infatti, alcuna normativa che regolamenti o vieti esplicitamente queste pratiche. Dagli indottrinamenti, alla manipolazione fisica, fino a raggiungere l’esorcismo: questo è quanto avviene a una persona nel momento in cui le viene imposto di cambiare qualcosa che non dipende da una scelta. Ora, tenendo quanto di quanto emerso dalla discussione, sarà necessario aspettare indicativamente il 17 maggio 2026, giornata mondiale contro l’omobitransfobia, per scoprire la presa di posizione riguardo l’iniziativa popolare.
Stefania Cirillo





