Il governo della Costa Rica ha firmato un accordo secondo il quale dovrà accogliere ogni settimana fino a venticinque persone migranti espulse dagli Stati Uniti, al fine di rafforzare i rapporti diplomatici con l’amministrazione Trump. Secondo il patto, tuttavia, avrà la possibilità di accettare o rifiutare i trasferimenti proposti. Una volta arrivate su territorio costaricano, i migranti otterranno un permesso di soggiorno temporaneo; a stabilire il loro status, in seguito, saranno le leggi che regolano l’immigrazione. “La Costa Rica è pronta ad accogliere questo flusso di persone”, ha ribadito giovedì in un videomessaggio il ministro della Pubblica Sicurezza, Mario Zamora Cordero.
L’esecutivo ha dato il via libera all’intesa durante la visita in Costa Rica dell’inviata speciale statunitense per il cosiddetto “Scudo delle Americhe”, Kristi Noem, licenziata all’inizio di questo mese dal suo incarico di segretaria alla Sicurezza Interna. “Siamo molto orgogliosi di avere partner come il Presidente Rodrigo Chaves e il Costa Rica, che si impegnano affinché le persone che si trovano illegalmente nel nostro Paese abbiano l’opportunità di tornare nei loro Paesi d’origine”, ha dichiarato l’ex braccio destro di Donald Trump.
Costa Rica e altri Paesi accettano le persone migranti espulse dagli USA in cambio di aiuti economici
Il governo costaricano ha promesso non rimpatrierà le persone che rischiano di essere perseguitate nei loro Paesi d’origine, mentre gli Stati Uniti si faranno carico delle spese di trasferimento. Il costo dell’alloggio e del cibo in Costa Rica, invece, sarà pagato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il rispetto dei diritti dei lavoratori. Si tratta, naturalmente, di accordi che presentano molte problematiche, soprattutto per chi li subisce. Le persone espulse, in questo modo, si ritrovano infatti a dover vivere in luoghi che non conoscono, senza una rete sociale adeguata e, spesso, senza conoscere la lingua.
Prima della Costa Rica, già altri Paesi -tra cui Honduras, Sud Sudan e Ruanda– hanno raggiunto accordi simili con gli USA. Queste misure vanno a inserirsi nel progetto dell’amministrazione Trump per convincere molte nazioni a fare lo stesso, concedendo loro qualcosa in cambio. Alcuni governi, infatti, si prestano alle richieste statunitensi per ragioni politiche ed economiche, con la speranza di migliorare le proprie relazioni diplomatiche o ricevere soldi come ringraziamento.
Federica Checchia





