Gli Stati Uniti ridurranno drasticamente i finanziamenti alle Nazioni Unite per il 2026 stanziando, a differenza degli altri anni, solo 2 miliardi di dollari destinati ai programmi umanitari. Gli Stati Uniti, pur confermandosi come principale donatore globale, è passato da 17 a 2 miliardi.

A rischio i programmi umanitari e le agenzie

La scelta di stanziare un corrispettivo così basso è in linea con l’attuale politica di Trump, volta a ridimensionare l’impegno internazionale statunitense. Il governo, da gennaio 2025, ha smantellato l’agenzia storica per lo sviluppo (USAID), trasferendo le funzioni residue al Dipartimento di Stato. Conseguentemente, i tagli colpiscono anche le organizzazioni esterne, come il Comitato internazionale della Croce Rossa, la quale ha già dovuto annunciare il licenziamento del 15% del personale. L’amministrazione ha voluto giustificare la propria scelta addossando all’ONU non solo una mala gestione, ma anche di promuovere ideologie in contrasto con gli interessi nazionali.

Gli Stati Uniti hanno deciso di modificare anche la gestione del denaro. L’intera somma, infatti, non verrà affidata alle singole agenzie, ma all’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA). Sarà poi l’Ufficio a occuparsi di distribuire i fondi, imponendo così alle altre agenzie di ridursi per eliminare ulteriori costi burocratici. In una prima fase i fondi saranno utilizzati per sostenere progetti in soli 17 paesi, tra cui Ucraina e Haiti. Nella lista sono esclusi paesi in cui la situazione appare critica, come l’Afghanistan e la Palestina. I funzionari americani hanno indicato che per questi due paesi verrà attuato il piano di pace di Trump per la Striscia di Gaza, attualmente fermo.

Stefania Cirillo