Il presidente Donald Trump riceverà lunedì il primo ministro Benjamin Netanyahu a Mar-a-Lago, in Florida, per affrontare i negoziati sul cessate il fuoco a Gaza. L’amministrazione statunitense mira a dare una spinta decisiva al dialogo per evitare lo stallo delle trattative, ancor prima del raggiungimento di una delle fasi più complesse. Le recenti tensioni nate tra Trump e Netanyahu, secondo il presidente degli Stati Uniti, non avranno vita lunga. Il primo ministro è stato accusato da Trump di non accelerare a sufficienza il percorso verso la pace. Il presidente, però, è certo che il loro rapporto solido porrà rapidamente fine alle ostilità.
Trump e il piano in 20 punti
La prima fase di tregua annunciata in precedenza, seppur instabile, regge ancora. Il ritmo dei progressi, però, appare visibilmente rallentato soprattutto nelle ultime settimane. Israele e Hamas continuano ad accusarsi reciprocamente di aver violato gli accordi e questo impedisce un reale cessate il fuoco. La prima fase del cessate il fuoco è iniziata a ottobre, in concomitanza con il secondo anniversario dell’attacco del 7 ottobre. Il fulcro del colloquio attuale riguarda proprio la seconda fase, in cui sarà proposto un piano in 20 punti promosso da Trump. Un progetto indubbiamente ambizioso che, però, ha già avuto l’approvazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’intenzione principale del piano è di sottrarre a Hamas il controllo della Striscia, avviando in seguito una transizione politica sotto supervisione internazionale.
La seconda fase, definita anche quella più complessa e delicata, prevede la creazione di un Consiglio di pace presieduto da Trump. Il presidente dovrebbe occuparsi di coordinare la ricostruzione e la stabilizzazione di un territorio completamente demilitarizzato. L’aspetto amministrativo sarebbe affidato a un comitato di tecnici palestinesi impegnati nella gestione di affari quotidiani della popolazione, ma supervisionati dal Consiglio. In concomitanza, una forza internazionale sarebbe impegnata a garantire la sicurezza e il disarmo delle milizie. Il piano in 20 punti include anche una stabilità dei rapporti tra Israele e il mondo arabo, affinché sia possibile tracciare un percorso verso l’indipendenza palestinese.
Tra Gaza e il programma nucleare iraniano
Il conflitto a Gaza non sarà però l’unico argomento da trattare. Un altro punto saliente tra i due leader è il programma nucleare iraniano, in cui emergono divergenze strategiche. La posizione di Trump evidenzia come gli attacchi statunitensi di giugno abbiano ridotto le capacità nucleari di Teheran; in contrapposizione Netanyahu sceglie di mantenere una posizione allarmista, sollecitando altre azioni militari. L’incontro avviene in seguito a ulteriori consultazioni tra Steve Witkoff, Jared Kushner e i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia. L’incontro tra i due leader potrebbe concludersi con l’annuncio dei membri del Consiglio di pace e segnare un cambiamento significativo per il Medio Oriente.
Stefania Cirillo





