Nel suo brano del 1981 Fiume Sand Creek, noto anche come L’indiano, Fabrizio De André volle raccontare uno dei più sanguinosi massacri della storia dei nativi americani, una delle pagine più drammatiche della storia dei nativi americani trasformandola in poesia civile. La canzone è incentrata su quanto avvenuto il 29 novembre 1864, quando le truppe della milizia del Colorado, comandate dal colonnello John Chivington, presero d’assalto un villaggio di Cheyenne e Arapaho, situato vicino al fiume Big Sandy Creek, uccidendo decine di donne e bambini.
Ora, la ballata diFaber è diventata una scultura: “Sand Creek”, appunto, dell’artistaRichi Ferrero per il Gruppo Building, installata nello spazio pubblico diVarigotti, sulla Riviera ligure. L’opera, realizzata in acciaio e vetroresina, vuole essere un tributo al cantautore genovese e alla sua capacità di dar voce ai propri personaggi, attraverso una narrazione sempre schietta ma, al tempo stesso, sensibile verso gli ultimi.
“Fiume Sand Creek”, la denuncia sociale di Fabrizio De André si trasforma in una scultura
Al centro della statua, una barca che viene sollevata da un’onda metallica, e due personaggi a bordo: uno, a prua, sta scagliando una freccia verso il cielo, mentre l’altro, a poppa, prova a utilizzare i lunghi remi per mantenere l’imbarcazione in equlibrio. In merito all’installazione, Ferrero ha dichiarato: «La musica di De André ha sempre avuto una forza visiva straordinaria. Quando ho pensato a questa scultura mi sono concentrato proprio su quel gesto della freccia: un atto semplice ma potentissimo, che nella canzone diventa un grido di respiro e di libertà. Ho provato a trasformare quella stessa immagine in una scena sospesa nello spazio».
A raccontare la strage avvenuta lungo le sponde del Sand Creek è un bambino, che sopravvive all’agguato e rivive il tutto come se fosse stato un brutto sogno, dal quale però non può risvegliarsi. Alla sua voce innocente, De André affida versi affilati come lame, per denunciare chiaramente le barbarie alle quali gli invasori sottoposero i nativi americani. «Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso/ il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso». Proprio per questo, il brano termina con un’immagine dolorosa e disturbante: «Ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek». Una conclusione che non lascia spazio alla speranza ma che, negli intenti del musicista, dovrebbe scuotere le coscienze in merito alla guerra e alle ingiustizie di una società violenta che non lascia scampo a nessuno, neanche a un bimbo.
Federica Checchia




