Esattamente sessant’anni fa, il tre aprile 1966, usciva uno dei brani più celebri di Fabrizio De André“Amore Che Vieni Amore Che Vai”, simbolo di libertà e amore contraddittorio ed intriso di riferimenti alla cultura classica e al Dolce Stil Novo, con particolare attenzione alla poetica di CatulloDante e Guido Cavalcanti.

Ancora agli inizi della sua carriera, nel 1966 Fabrizio De André pubblica quello che in breve tempo diventerà uno dei suoi maggiori successi, consacrandolo a tutti gli effetti cantautore a tutto tondo. Il brano è intriso di significato e già il titolo stesso, “Amore Che Vieni Amore Che Vai”, fa intendere la fugacità dell’amore, come della vita stessa, in quanto questo sentimento non ha garanzie di alcun tipo, ma può svanire con la stessa semplicità con cui è arrivato. 

“Amore Che Vieni Amore Che Vai”, significato e riferimenti poetici

Molti versi del brano fanno riferimento all’imprevedibilità di un’emozione tanto anelata quanto temuta e spesso transitoria, ma che non si può fare a meno di vivere totalmente e con passione, nella speranza che duri il più possibile, malgrado la consapevolezza dell’incertezza che porta con sé. 

Versi come “Quei giorni perduti a rincorrere il vento / A chiederci un bacio e volerne altri cento” racchiudono al proprio interno l’instabilità di questo sentimento, così come della passione, in grado di annebbiarci la mente e spingerci a vivere in modo impulsivo, inseguendo una chimera in maniera totalmente irrazionale.

Inoltre, i riferimenti poetici alla cultura classica e al Dolce Stil Novo sono emblematici della grande conoscenza posseduta dall’artista genovese e vanno ad enfatizzare ancor di più il significato della canzone. Catullo, così come Dante e Cavalcanti, sono fortemente presenti in gran parte delle rime del brano. Le diverse metafore, come quella del vento in cui i due innamorati passano le intere giornate a rincorrerlo, o la particolare attenzione posta sul gioco di sguardi tra i due, prendono spunto dalla poetica classica come da quella tardo duecentesca dei grandi poeti italiani, proprio per sottolineare ancor di più l’autenticità e la precarietà dell’amore. 

La poetica di Fabrizio De André e la sua influenza nel panorama musicale italiano

Cantautore genovese classe 1940, De André è indubbiamente un rivoluzionario del panorama cantautorale italiano. Sin dagli esordi, nei primi anni Sessanta, ha mostrato una profonda cultura e conoscenza a trecentosessanta gradi, che ha riversato nella sua arte con estrema meticolosità e precisione, diventando, così, il maestro della canzone italiana, in grado di innalzare la sua musica ad una forma talmente alta da diventare una poesia unica e perfetta. 

Da sempre definito il cantautore degli emarginati, nonché anarchico, Fabrizio De André, grazie alla sua poetica ben definita, dai forti ideali sociali e caratterizzata da una grande correttezza morale, ha influenzato fortemente tutto il panorama musicale a venire, dando un taglio netto con la musica a lui contemporanea, o del passato, e introducendo temi, allora rivoluzionari, come i diritti degli ultimi, dei più deboli e fragili, dimenticati dalla società.

Per di più, l’utilizzo del dialetto genovese all’interno delle sue canzoni, come i forti riferimenti letterari dei grandi del passato e il battersi con fermezza per i diritti sociali, lo hanno reso un artista e una figura particolarmente influente e di spicco sia per la sua epoca, sia per tutte le generazioni a venire, che hanno fatto del suo stile artistico e della sua eredità, un punto di riferimento a cui ispirarsi sia nella vita che nel proprio lavoro musicale. 

Articolo di Ambra Gabriella Samonà