Andrew Lloyd Webber ha parlato con il Times della sua dipendenza dall’alcol, dichiarando di aver intrapreso un percorso verso la sobrietà più di un anno fa. Il compositore settantottenne, che appartiene alla ristrettissima cerchia degli EGOT (i vincitori di Emmy, Grammy, Oscar e Tony), ha rivelato che il ricovero in una clinica di riabilitazione non avrebbe funzionato, ma di aver ottenuto dei risultati partecipando alle riunioni degli Alcolisti Anonimi.
«Sono un alcolista in via di guarigione», ha spiegato alla testata giornalistica. «Sedici mesi fa ho deciso di aver bisogno di aiuto ed è stata la cosa migliore che mi sia mai capitata». Sebbene avesse già parlato di aver smesso di bere nel 2015 e nel 2016, mentre produceva School of Rock a Broadway, ha poi ricominciato a bere.«Stavo facendo quello che si chiama “fare tutto con le mani strette al muro”, senza alcun supporto, e ho iniziato a preoccuparmi di non essere creativo. E ho pensato: “Ma ho detto a tutti che non bevo”. Così ho iniziato a bere di nascosto».
Andrew Lloyd Webber parla dell’alcolismo: «Bevevo vodka per nascondere il problema»
Lloyd Webber, il cui spettacolo Cats: The Jellicle Ball è attualmente in scena a Broadway, ha detto di aver iniziato «una spirale discendente e circa 18 mesi fa la famiglia era in una situazione disperata», e ha aggiunto:«Mia moglie sentiva di non farcela più». «Quando bevi vino, non ti consideri… beh, gli alcolisti bevono superalcolici», ha affermato.«La cosa scioccante per me è stata rendermi conto che bevevo vodka per nascondere il problema».
«Sono fortunato che non sia successo niente di grave. Non ho avuto incidenti spaventosi. Ma poi inizi a pensare alle occasioni mancate», ha ammesso. «Pensavo di farla franca. Il fatto è che sono profondamente dispiaciuto e posso chiedere scusa solo alle persone se ho combinato un guaio». Riguardo alla partecipazione alle riunioni degli Alcolisti Anonimi, che ora frequenta quotidianamente, ha raccontato: «La gente mi diceva sempre: “Oh no, non ti piacerebbe”. E ti viene in mente l’idea che siano un mucchio di tossicodipendenti che arrivano dalla strada. Niente affatto. Quello che mi piace è che entri in una stanza e siamo tutti uguali. Ho stretto amicizie che non avrei mai pensato possibili». Quando gli è stato chiesto se avesse scritto qualcuno dei suoi musical mentre beveva, ha risposto: «Probabilmente non molti, ma mi vengono in mente un paio di canzoni di successo per le quali avevo sicuramente bevuto un bicchiere di vino e pensato: “Non male!”».
Federica Checchia




