Federica Abbate è una di quelle persone nate con un talento purissimo. La sua non è solo una dote tecnica, ma una capacità quasi magica di unire melodie e parole, trasformandole in qualcosa di inedito. Per lei, la musica è un’esperienza visiva prima ancora che uditiva: scrive per immagini, traducendo in suoni ciò che vede nella sua mente. Non è un caso, dunque, che sia lei la penna dietro i principali successi italiani degli ultimi anni.

Una bambina che va ad orecchio

La giovane cantautrice, classe 1991, nasce a Milano e fin da piccola dimostra una sensibilità fuori dal comune. È in grado di riprodurre al pianoforte qualsiasi melodia ascolti, un dono che la porta a studiare musica e canto fin da giovanissima. Nonostante la musica sia una parte importante della sua vita, sceglie di laurearsi in Sociologia. La svolta arriva con il concorso “Genova per voi” Vince infatti il primo premio e, come raccontato da lei a Distopic, mentre preparava la tesi arriva la firma del contratto come autrice per Universal Music Publishing.

Estati di tormentoni

L’ingresso nel mondo discografico rivela subito il potenziale della Abbate. La sua forza risiede nella capacità di creare tormentoni estivi che arrivano subito a grandi, adulti e bambini. È lei la penna dietro Roma-Bangkok (2015), la hit cantata da Baby K e Giusy Ferreri e scritta insieme a Takagi & Ketra e Rocco Hunt. Il sound reggaeton e pop, unito a un testo accattivante, ha segnato un prima e un dopo nelle estati italiane. Il successo si ripete con brani come D’estate non vale di Fred De Palma e della spagnola Ana Mena (2018) e Amore e Capoeira di Takagi & Ketra, Alessandra Amoroso e Sean Kingston. La sua grande capacità è proprio questa. Nonostante molti demonizzino la musica dei grandi numeri, considerandola di bassa qualità, la Abbate si pone ad essa sempre con la stessa serietà. L’atto creativo è per sé gratificante e come tale lei lo tratta.

Una cantante

La Federica più intimistica

Ma ridurre Federica Abbate ai tormentoni sarebbe un errore. La sua penna sa farsi delicata, intima e intensa quando scrive per artisti dalle grandi estensioni vocali e quindi emotive. Nel 2016 firma Combattente per Fiorella Mannoia, una ballad pop che è un invito alla resistenza femminile. L’anno successivo regala a Michele Bravi Il diario degli errori, un brano presentato a Sanremo che ha avuto subito un grande successo. Almeno tu rimani fuori dal mio diario degli errori non è solo una frase, ma è una confessione universale sulla fragilità e sul desiderio di proteggere ciò che di buono resta nelle nostre vite. Qui emerge la sua empatia, capacità che le permette di scrivere canzoni che sembrano cucite addosso ai diversi interpreti.

Federica, la voce dietro i successi

Ma Federica Abbate non è solo penna, hits e empatia. E’ anche voce. Una voce grande, intima, dolce. E una delle prove di tale affermazione viene proprio da una canzone non pop, ma rap. Il brano Niente canzoni d’amore di Marracash (2016) segna lo spartiacque tra la Abbate autrice e la Abbate cantante. Il rap, il beat e il testo di Marra rendono la canzone perfettamente equilibrata e la voce di Federica crea il contrasto giusto tanto da arrivare ad un pubblico diverso. Come i rapper si nascondono a volte dietro i personaggi e dietro l’atteggiamento da gangster, celando una parte più intima, così la Abbate si scopre del tutto, dando prova del suo talento artistico e canoro.

L’autrice, la voce, la cantante

E la voce di Federica si può sentire chiaramente nei suoi singoli. Proprio questa collaborazione ha sdoganato la Abbate come artista a tutto tondo. I brani Finalmente, Fiori sui balconi e A me ci pensi mai sono a metà tra il pop urbano ed elettronico e in questo caso la voce della Abbate diventa protagonista assoluta. Un’artista a 360 gradi, con un’identità definita, una timbrica moderna e un’interpretazione intensa. Cantare le proprie canzoni, per lei, è un modo per vincere quella timidezza che spesso l’ha portata a nascondersi dietro le quinte, mostrandosi finalmente al pubblico senza filtri, con tutta la forza della sua personalità artistica.

Canzoni scritte da me, ma mai cantate

La stessa Abbate due settimane fa ha pubblicato un video su Tik Tok dove canta al pianoforte le canzoni più famose che ha scritto per i grandi artisti italiani. Visionando il video, la domanda che viene spontanea è: perché una penna come quella della Abbate, capace di vendere milioni di copie scrivendo per altri, fatica ad arrivare al pubblico con la stessa potenza come solista? Il motivo potrebbe risiedere nelle dinamiche dell’industria discografica italiana. In Italia, il pubblico tende a identificare la canzone con chi la mette in faccia, con l’interprete, ignorando spesso il lavoro che c’è dietro. Federica Abbate soffre del paradosso del troppo talento: è così brava a interpretare i sentimenti altrui che l’industria preferisce usarla dietro le quinte per i grandi nomi, piuttosto che investire su di lei come icona pop. E la parola chiave è proprio nel termine “industria”. Come aziende, le case discografiche cercano un profitto. Senza profitto, non esiste mondo dello spettacolo (e non solo). Il tutto sta lì. Ma cosa potrebbe accadere se qualcuno smettesse di pensarla così e di investire tutto su Federica Abbate come cantante pop? Ai posteri l’ardua sentenza. 

Layla Perroni

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