Proprio in questi giorni si sta svolgendo l’Eurovision Song Contest a Vienna, città che ospita il festival nel 2026. Tra i cantanti in gara, per l’Italia, troviamo Sal Da Vinci con il brano “Per Sempre Sì”, con cui ha vinto l’ultimo Sanremo. L’attuale edizione del festival europeo della canzone sta facendo molto discutere, ma non per motivi artistici. Ciò che genera il dibattito principale è la presenza di Israele in gara, che crea non pochi problemi per ciò che sta accadendo in Palestina.
La presenza di Israele all’Eurovision e le polemiche su ciò che sta accadendo in Palestina
Dopo l’inizio del conflitto israelo – palestinese nell’ottobre 2023, e la sua tragica e agghiacciante evoluzione, si è acceso un grande dibattito sulla partecipazione di Israele all’Eurovision Song Contest a causa di ciò che Netanyahu, e il suo governo, sta svolgendo a Gaza. Il problema che molti si stanno ponendo è se sia giusto far partecipare una nazione che sta compiendo tali atti atroci.
Di conseguenza, si sta attuando un boicottaggio a trecentosessanta gradi nei confronti del governo israeliano per cercare di sabotare tutte le azioni efferate che sta effettuando e ciò comporta anche l’ostruzionismo nel far partecipare tale nazione al festival. Difatti, diversi Paesi come Spagna, Slovenia, Paesi Bassi, Islanda e Irlanda hanno deciso di non prendere parte alla manifestazione per protesta contro un governo particolarmente brutale nei confronti del popolo palestinese.
Ciò, chiaramente, non giustifica in alcun modo e per nessun motivo l’attacco di Hamas al Festival Supernova del 7 ottobre 2023, azione da cui prendere totalmente le distanze in modo fermo e deciso, ma quello che viene criticato con fermezza, e allo stesso tempo sconcerto e dolore, è l’evoluzione che hanno preso gli eventi nel corso di questi quasi tre anni. Ogni guerra, purtroppo, porta con sé sofferenza, distruzione e rovina e a pagarne le spese sono sempre i civili innocenti che non hanno scelto di subire tutto ciò che comporta un conflitto. Ma, in questa specifica situazione, possiamo ancora parlare di “semplice conflitto” o va, invece, definito accanimento?
Detto questo, la questione principale è: preso atto del fatto che sia l’attacco scatenato da Hamas, sia la piega spaventosa che ha preso la situazione durante questi anni vanno condannati, quanto è giusto far partecipare in gara un’artista di una nazione che sta compiendo tali azioni? Se, negli anni scorsi, si è presa la decisione di non far partecipare la Russia a causa della guerra in Ucraina, perché non è stato fatto lo stesso con Israele? E ancora, bisognerebbe elevare l’arte al di sopra dei conflitti, non facendo cadere sulle spalle del popolo le conseguenze di tali azioni, o, invece, come sinonimo di protesta, sdegno e presa di posizione netta andrebbero penalizzati?
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





