Dopo diverse altre nazioni, anche la Sierra Leone accoglierà le persone espulse dagli Stati Uniti. Questa mattina, un aereo con a bordo nove migranti, provenienti dall’Africa occidentale, è atterrato all’aeroporto internazionale di Freetown, la capitale del Paese. La scorsa settimana, il Ministro degli Esteri Timothy Musa Kabba ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters che lo Stato accetterà fino a trecento persone all’anno. Ha tuttavia aggiunto che i nuovi arrivati ​​dovranno necessariamente essere originari degli Stati membri dell’ECOWAS, il blocco economico dell’Africa occidentale.

Negli ultimi mesi, il governo statunitense ha già rimpatriato persone in diverse altre nazioni, tra cui la Repubblica Democratica del Congo, il Ghana e il Sud Sudan. Da quando il presidente Donald Trump è entrato in carica per il suo secondo mandato, nel gennaio dello scorso anno, ha inviato decine di migranti in Paesi terzi, ovvero Stati in cui non avevano vissuto prima di arrivare negli USA.

L’accordo tra Sierra Leone e USA sui migranti non è chiaro

Le nove persone migranti sono arrivate in Sierra Leone su un volo charter Boeing. Il gruppo era composto da sette uomini e due donne, tutti dall’aria sconsolata. Uno dei deportati ha persino opposto resistenza all’uscita dall’aereo, prima di essere fisicamente allontanato. Cinque di loro provengono dal Ghana, due dalla Guinea e uno ciascuno dalla Nigeria e dal Senegal.

In base agli accordi dell’ECOWAS, i cittadini di un Paese membro possono soggiornare in un altro Stato del blocco per un massimo di novanta giorni. La Kenvah Solutions, la società privata che ospita i migranti, ha però dichiarato alla BBC che i migranti potranno rimanere nelle loro strutture solo per due settimane. In seguito, verranno rimpatriati nei loro Paesi d’origine.

Secondo un rapporto di minoranza della commissione per le relazioni estere del Senato statunitense, l’amministrazione Trump avrebbe “probabilmente” speso più di quaranta milioni di dollari in deportazioni da Paesi terzi fino a gennaio 2026, sebbene il costo totale sia sconosciuto. Le autorità della Sierra Leone non hanno specificato cosa abbiano ricevuto in cambio dell’accoglienza dei deportati, ma lo scorso settembre, Human Rights Watch ha esortato le nazioni africane a respingere gli “accordi opachi”, sostenendo che questi siano “concepiti per strumentalizzare la sofferenza umana”.

Federica Checchia