Gli Stati Uniti hanno manifestato la loro intenzione di revocare tutti i visti dei titolari di passaporti sud sudanesi. Il Sudan del Sud non ha accolto i suoi cittadini rimpatriati, provocando l’ira degli USA. L’amministrazione statunitense ha avvertito che gli Stati che non riprenderanno i loro cittadini dovranno affrontare delle conseguenze, tra cui sanzioni o tariffe sui visti. La nazione non avrebbe rispettato il principio secondo cui ogni Paese deve accettare il rimpatrio dei propri cittadini in modo tempestivo.

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato: «Con effetto immediato, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sta adottando misure per revocare tutti i visti detenuti dai titolari di passaporti sud sudanesi e impedirne l’ulteriore rilascio per impedire l’ingresso negli Stati Uniti da parte dei titolari di passaporti sud sudanesi». Ha aggiunto poi: «Saremo pronti a rivedere queste azioni quando il Sudan del Sud sarà in piena cooperazione. È tempo che il governo di transizione del Sud Sudan la smetta di approfittarsi degli Stati Uniti». L’ambasciata del Sudan del Sud a Washington non ha ancora risposto alle affermazioni.

La delicata situazione del Sudan del Sud

Sudan del Sud

I mediatori dell’Unione Africana sono arrivati ​​nella capitale Juba questa settimana per tentare di scongiurare una nuova guerra civile nel Paese dopo l’arresto del suo primo vicepresidente Riek Machar, vicepresidente del Paese e storico rivale del presidente Salva Kiir Mayardit, ora ai domiciliari. Da diverso tempo, inoltre, sono in corso scontri militari tra l’esercito governativo e le milizie federali.

La delicata situazione fa temere una ripresa della sanguinosa guerra civile che, fra il 2013 e il 2018, ha provocato almeno quattrocentomila morti. La scorsa settimana il segretario generale della Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha ribadito che il Sudan del Sud è in una situazione di emergenza per quanto riguarda la sicurezza e che sarebbe importante l’intervento internazionale per evitare nuovi bagni di sangue.

Federica Checchia

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