Daniel Vávra, un nome che a più suonerà familiare per la serie Kingdom Come: Deliverance e per aver co-fondato Warhorse Studios. Nelle ultime ore è apparso tra le notizie online e no, non c’entrano videogiochi. La ragione, infatti, ha a che vedere con una “critica” diretta a Ubisoft e alle modalità adottate dall’azienda per gestire il proprio team di sviluppo. Tutto è partito a seguito dei recenti bilanci -che evidenziano una perdita di 1,3 miliardi durante l’attuale anno fiscale- e a una nuova ondata di licenziamenti. Vávra, in merito a ciò, ha espresso la propria opinione sui social.

Vávra prende di mira Ubisoft, ma qual è stata la critica che ha mosso?

Il fulcro della critica di Vávra mossa a Ubisoft riguarda proprio i grandi numeri che l’azienda, malgrado le difficoltà, ancora gestisce. Dopo l’ondata di licenziamenti, infatti, il personale ammonta a 16.000 dipendenti. A confronto Warhorse Studios ne conta approssimativamente 250. Ciò significa che Ubisoft dispone di risorse equivalenti a quelle di decine di studi delle dimensioni della software house ceca. Pertanto, un team così esteso dovrebbe essere in grado di riuscire a sviluppare più progetti contemporaneamente delle dimensioni di Kingdom Come, con annessi rilasci frequenti. Poi, per chiudere in bellezza, ha ironicamente chiesto agli utenti: «Dovrei comprare le azioni con l’attuale calo del valore?». Il pubblico a questo punto si è diviso.

Il commento di Vávra, tra sostenitori e chi, invece, lo accusa di ipocrisia, ha ugualmente mosso un problema legato agli sviluppi moderni di videogiochi AAA. Anche se Kingdom Come non è esente da critiche o difficoltà analoghe a quelle di Ubisoft, molti utenti ritengono la sua critica più che giusta. Scisso l’aspetto finanziario, gli appassionati del mondo videoludico notano una questione comune: i videogiochi Ubisoft puntano a offrire tutto, pur non offrendo niente. Trame banali, gameplay ripetitivi, missioni banali e una struttura open world che spesso non offre nulla in più. Gli utenti ritengono che il problema principale sia legata alla scelta di realizzare prodotti destinati a chiunque, scadendo poi nel prevedibile. Che possa essere condiviso o meno, Vávra ha voluto ribadire proprio questo concetto.

Stefania Cirillo