Alti ufficiali militari americani e cubani si sono incontrati venerdì a Guantanamo Bay, la base statunitense sull’isola di Cuba, nel mezzo delle relazioni tese tra Washington e L’Avana dopo la minacciata “presa di controllo” dal presidente Donald Trump. Il generale statunitense Francis Donovan ha incontrato il generale cubano Roberto Legra Sotolongo “per un breve scambio su questioni di sicurezza operativa”, ha dichiarato il Comando Sud militare degli Stati Uniti (Southcom) in un post su X, accompagnato da una fotografia dell’incontro.

Un altro incontro all’Avana tra l’imprenditore statunitense e candidato repubblicano al Congresso Vic Mellor e Raul Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell’ex presidente cubano Raúl Castro, ha alimentato speculazioni su possibili aperture nei rapporti tra Cuba e Stati Uniti.
Mellor ha dichiarato all’Afp di aver discusso per diverse ore con Rodríguez Castro delle prospettive economiche dell’isola e delle opportunità di cooperazione con imprese statunitensi

La crisi economica di Cuba

La situazione è catastrofica sia per la catena di conservazione degli alimenti che per servizi essenziali come gli ospedali e i pronto soccorso dove non funzionano né sale operatorie né gli incubatori e le sale di terapia intensiva. Si vive con la luce del giorno, si consuma, quando si può, alimenti in scatola, nulla può essere conservato a lungo

La crisi economica di Cuba ha origini molto precedenti, e dipende sia dalla lunga ostilità degli Stati Uniti sia dall’inadeguatezza e dalla corruzione del regime. Ancora adesso, mentre quasi tutti i cubani sono costretti a fare a meno di carburante, gas per la cucina e trasporti pubblici, la polizia e le forze di sicurezza continuano a essere rifornite del carburante necessario, segno che il regime sta dando la priorità ai propri apparati rispetto alla popolazione.

Senza più approvvigionamenti sicuri di carburante, e con la produzione di quello locale che copre non più del 40% totale del fabbisogno nazionale, i blackout sono continui, cibo e medicinali non sono garantiti e i trasporti sono paralizzati. Funziona non più del 20% dei servizi sanitari, gli ospedali più piccoli sono stati chiusi e i pazienti trasferiti. In quelli più grandi, solo alcuni reparti sono operativi, e con estreme difficoltà.