Un giudice statunitense ha ordinato la rimozione del nome del presidente Donald Trump dalla denominazione del Kennedy Center for the Performing Arts. Il giudice ha stabilito venerdì che la sede di Washington DC non può essere rinominata senza l’approvazione del Congresso, bloccando anche la chiusura temporanea del centro durante i lavori di ristrutturazione previsti.
Secondo l’ordinanza, il nome di Trump deve essere rimosso dalla denominazione dell’istituzione, dalla sua facciata, da qualsiasi altra segnaletica fisica o digitale e da qualsiasi materiale ufficiale entro 14 giorni. “Lo statuto del Kennedy Center — si legge nella sentenza del giudice Cooper — stabilisce in modo inequivocabile che deve essere intitolato al presidente Kennedy e non può avere alcun altro nome ufficiale o monumento pubblico basato su una decisione unilaterale del consiglio [di amministrazione]. Il Congresso ha dato il nome al Kennedy Center e solo il Congresso può cambiarlo.”
Un portavoce del centro ha dichiarato che presenteranno ricorso contro l’ordinanza di cambio nome. Trump ha scritto sui social media che “lavorerà con il Congresso per restituire loro questa istituzione fallimentare”.
La vicenda ruota attorno a due diverse cause intentate contro la dirigenza del Kennedy Center, accusata di aver modificato la governance e i piani dell’ente sotto l’influenza dell’amministrazione Trump. Al centro della disputa anche la decisione del board di rinominare il centro in ‘Donald J. Trump and John F. Kennedy Memorial Center for the Performing Arts’, una scelta contestata dalla deputata Beatty. Una seconda causa, presentata da associazioni di architetti e tutela del patrimonio storico, sostiene che qualsiasi intervento strutturale debba passare attraverso le procedure federali di revisione ambientale, urbanistica e storica previste dalla legge. Secondo i ricorrenti, tali valutazioni non sarebbero ancora state avviate.
Lo scorso marzo, Trump ha annunciato una pausa estiva dal programma per “un disperato bisogno” di rinnovarsi — una scelta criticata da tanti, e dalla stessa Beatty, come copertura per non aver venduto abbastanza biglietti.
La decisione di Cooper non impedisce al consiglio di amministrazione di imporre una chiusura, bensì ne esorta i membri a rivotare per raggiungere “una decisione ponderata e indipendente”.





